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Perchè il nostro denaro è a rischio “procrastinazione”

Da tempo volevo scrivere questo articolo, ma ho rimandato più volte. Perché? Spiego perché ne scrivo ora: l'inizio dell'anno è il momento dei buoni propositi, in cui dichiariamo a cosa attirerà la nostra attenzione e soprattutto il nostro tempo: la famiglia, l'attività fisica, la cura delle piante sul balcone di casa o quella del proprio denaro. Dedicare più tempo alla salute del proprio risparmio è straordinariamente urgente: il 46% degli italiani dichiara infatti di non impiegare nemmeno un minuto a settimana alla cura del proprio portafoglio, mentre chi vi dedica non più di un'ora è solo il 35%, secondo l'indagine sul risparmio degli italiani del Centro Einaudi e Intesa SanPaolo.

Controllare il proprio conto corrente, leggere sul giornale le quotazioni di fondi comuni o confrontare strumenti diversi in vista di una possibile scelta è un'attività superiore all'ora a settimana solo per il 19% degli italiani, meno di uno su cinque. L'introduzione della Mifid non ha cancellato la tendenza alla delega; d'altronde per la metà degli italiani sono gli intermediari (banche, posta, consulenti) le fonti di informazione sul risparmio, oltre contro un 12% dei giornali. Per questo tra i buoni propositi del 2014 c'è quello dedicare più tempo a seguire il destino del proprio denaro.

Imparando innanzitutto a non procrastinare più analisi, confronti e decisioni. Proprio la "procrastinazione" è uno dei principali bias in materia finanziaria ma non solo: al vizio del rimando sono dedicati importanti studi di psicologia, che analizzano condizioni e cause della tendenza a rimandare gli impegni che appaiono gravosi. Le applicazioni riguardano per esempio la gestione delle risorse umane Joseph Ferrari, docente di Psicologia alla DePaul University, tra il 20 e il 25% della forza lavoro negli Usa è affetto da "procrastinazione cronica", con conseguenze evidenti in termini di produttività ma anche di equità nei confronti degli altri dipendenti. Analogamente i costi in materia di salute finanziaria posso essere ingenti per gli indolenti finanziari che, ne sono certo, sono molto più di un quarto o un quinto del campione. Se la scarsa cura è cronica, la probabilità che per disattenzione il denaro venga eroso da costi eccessivi, rendimenti non adeguati e scelte non ponderate, diventa molto alta.

La pubblicistica Usa offre una ridda di rimedi a riguardo: dal consiglio di superare il blocco utilizzando la politica dei piccoli passi – la lettura dei giornali, lo sguardo al saldo del c/c e non a tutti i movimenti -, alla gratificazione per il raggiungimento degli obiettivi, per esempio il calcolo della rimunerazione delle scelte possibili.Teoricamente sarebbe utile stilare un decalogo a riguardo: ma dovrebbe adattarsi alle caratteristiche di ciascun individuo. Per questo vi rimando a una prossima puntata.