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La garanzia “con il buco” dei fondi pensione europei (detti anche Pepp)

 

Preferireste sottoscrivere un fondo pensione che prevede la garanzia del capitale o insieme capitale e rendimenti? Pensateci bene, che siate professionisti del risparmio – consulenti finanziari o assicuratori -, o se puntate a costruire per voi e i vostri cari una pensione dignitosa. Il tema è stato affrontato in sede europea, nell’ambito del regolamento sui Pepp, i fondi pensione paneuropei (si veda Plus24 del 15 settembre scorso). Un progetto ambizioso e impegnativo, che punta a stravolgere il profilo della previdenza privata nel Vecchio Continente e su cui, com’è inevitabile, gestori e assicuratori sono molto attenti, cercando di tirare la proverbiale acqua al proprio mulino.

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È intenzione dei regulator mettere a disposizione degli aderenti una linea cui accedere di default, che offra loro la miglior garanzia possibile. Il testo redatto dalla commissione del Parlamento europeo si è concretizzata in una definizione di garanzia che non mette tutti d’accordo. Nell’articolo 2 della proposta di regolamento si definisce la nozione di capitale da garantire come «somma dei contributi finanziari degli iscritti e il ritorno degli investimenti su quegli stessi contributi». Una dicitura che a prima vista indurrebbe a una protezione accresciuta rispetto al semplice capitale. In effetti è esattamente il contrario: se i rendimenti della gestione finanziaria fossero negativi, infatti, la garanzia coprirebbe il capitale meno i rendimenti, quindi solo l’esito della gestione finanziaria.

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Uno scelta difficilmente casuale, che ha segnato un punto per i gestori contro gli assicuratori – tutti ben rappresentati a Bruxelles nella cura degli interessi delle rispettive industrie. È probabile che il testo venga ulteriormente modificato, prima del varo definitivo. L’occasione è rilevante per porre attenzione su una distinzione di fondo: tra la protezione derivante dalla garanzia probabilistica degli asset allocati da un gestore e quella offerta da un soggetto che accantona adeguate risorse per il suo operato. Meglio puntare a un ottimo risultato con buona probabilità o inferiore ma con maggior certezza? A voi la scelta.

  • carl |

    L’U.E. può rischiare di perdere un’ottima occasione di fare veramente qualcosa di europeo sul piano previdenziale. Dovrebbe infatti esserci una minima aggiunta, almeno pari alla cosiddetta “inflazione” rilevata negli anni dall’Eurostat anche in caso di exit dall’U.E. e fino alla data ufficiale dell’eventuale uscita dall’Unione.

  • Saverio |

    Vergognoso che ancora non siano fruibili questi strumenti così importanti per il futuro dei nostri figli.

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