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Da Faber a Grillo a Rastani, la dura la vita del guru

L’esercizio più divertente di inizio anno è sottoporre a verifica le previsioni di un anno prima. Anche in questi giorni è stato interessante ritrovare le opinioni dei “guru” della finanza che avevano vaticinato 12 mesi fa l’imminente crollo delle azioni, la spaccatura dell’euro, l’inevitabile default di alcuni paesi membri e occasioni d’oro per chi avesse voluto speculare su oro e beni rifugio. Sappiamo come è andata: listini ai massimi storici, debolezza del metallo giallo, Irlanda e Spagna (per quanto riguarda le banche) che escono dal sistema di aiuti messo in campo con la crisi.
“Quello che non vedrete mai su una Tv Italiana: Le rivelazioni choc di un trader” è il titolo su Youtube di un’intervista realizzata dalla Bbc del 2011 al broker Alessio Rastani, ancora più catastrofica. Marc Faber un anno fa diceva: “Il corretto rapporto tra prezzo e utili non tornerà in un range accettabile per oltre 10 anni”: evidentemente non aveva considerato appieno la capacità delle banche centrali di gestire il rischio sistemico.
Le previsioni sono una materia scivolosa e le cadute quasi inevitabili. Ciò che è interessante è soprattutto il meccanismo mentale che induce all’errore: il sillogismo, ad esempio, per cui se i paesi dell’eurozona siano andati in crisi una volta. inevitabilmente in futuro ci sarà una spaccatura dell’euro; o se per un anno le Borse scendono, scenderanno ancora. Un commerciante in viaggio insieme a Marco Polo, vedendo i soldati cinesi imprigionati da quelli persiani, provò a convincere la carovana dei commercianti a tornare indietro: era evidente ai suoi occhi l’inconsistenza di quelle milizie, da rendere poco interessante la missione commerciale dei veneziani. Ciò che non vedevano i suoi occhi era la vastità dell’Impero cinese, superiore alla sua capacità di immaginazione.
Analogamente la mente ci porta a costruire da un elemento specifico una teoria, piegando e rimuovendo gli altri elementi alla costruzione della stessa. Di fondo, solitamente, c’è un processo di demonizzazione che non riconosce repliche.
Il guru tende a sovraccaricare i toni per farsi notare: il cataclisma fa notizia, d’altronde, non il silenzioso accantonamento di risparmio e nel dopo eurocrisi vaticinare la fine del mondo è diventato “mainstream”. Esemplari le filippiche contro la previdenza complementare sul sito di Beppe Grillo: collegare pensione e mercati finanziari equivale a giocarsi la vecchiaia alle slot machine (con buona pace di tutti i passaggi intermedi). “Pressapochista, generalizzatore, ipocrita”, “Tratta l’argomento con superficialità e qualunquismo”, tra i commenti dei lettori, insieme a lodi sperticate.
Tra l’eredità del passato recente da cogliere, la sempre minore credibilità dei guru e dei profeti, anche in materia finanziaria. Non a caso gestori e banche d’affari tendono a non fornire indicazioni passibili di diretta smentita, ma circoscrivono le ipotesi sulla base di un orizzonte possibile. A chi insiste nel vaticinio facile resta la “saudade” o il destino di chi è (giustamente) incompreso.