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Cos’hanno a che vedere tra loro le pensioni, la coniugazione dei verbi e i preservativi

È opinione corrente che le scelte di lungo periodo vengano condizionate dalla situazione contingente: se oggi ho difficoltà economiche faccio fatica a risparmiare per il mio futuro pensionistico. Ciò è vero solo in parte e comunque non per tutti: c’è chi vive drammaticamente la crisi economica, perde il lavoro e cede beni di famiglia e patrimonio accumulato. D’altra parte i depositi bancari crescono del 6,9% annuo grazie alle scelte conservative e a volte miopi di chi ha un reddito superiore e su cui concentra sempre più la ricchezza. Ci si può liberare dal giogo del presente e pianificare il proprio futuro con quel minimo di serenità che le circostanze richiedono? Un consulente professionista o raffinate conoscenze individuali sono necessarie, ma non sufficienti, perché sono molti i fattori che determinano il modo in cui prendiamo le scelte.
Ha provato a indagarle tra gli altri Keith Chen, docente alla Yale School of Management e studioso di finanza comportamentale, che ha messo in correlazione la struttura di alcune lingue con la capacità di risparmio delle popolazioni. Sostiene Chen che i popoli che usano il tempo futuro – ad esempio "tomorrow it will rain" (domani pioverà in inglese) – sono portati a risparmiare meno di chi invece usa forme senza futuro, come quelle dell’Europa continentale settentrionale: "morgen regnet es" in tedesco significa “domani piove” (vedi il video bit.ly/16poYsR) . Più il futuro è vicino al presente, questa è la tesi, e più si è portati a metter mano alla sua costruzione. Non hanno convinto tutti lo studio di Chen e non a torto: gli italiani, per esempio, sono tra i popoli che usano il futuro e quindi risparmiano poco (con eccezioni dialettali, dal lombardo al siciliano). Se consideriamo invece del risparmio invidivuale la spesa pubblica e l’effetto prodotto sul debito e quindi sul fisco, le cose appaiono ben diverse: sotto la dittatura dello spread ci siamo messi da soli, eleggendo chi ha prodotto questi danni. Ora sarà diverso?
Le statistiche dell’Ocse riferiscono che le popolazioni dalla lingua “futureless”, che usano cioè il presente per indicare ciò che accadrà, risparmiano in media il 30% in più l’anno, hanno meno fumatori (tra il 20 e il 24%) e meno obesi (13-17%) e usano il 21% di profilattici più delle altre popolazioni. Esiste, secondo Chen, una predisposizione a comportamenti più inclini alle conseguenze di medio e lungo periodo. La sfida quindi è costruire percorsi guidati per istradare le scelte degli individui, nel rispetto delle loro diversità. Ci può pensare un consulente finanziario, ma la mano pubblica non può chiamarsi fuori a definire il come.
marco.loconte@ilsole24ore.com