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Una pensione sotto l’albero di Natale

È passato solo un anno e sembra un secolo: in occasione del Natale dell’anno scorso un gruppo di giovani precari – Benedetta Cosmi, Eleonora Bianchini, Antonio Incorvaia, Alessandro Rimassa ed Eleonora Voltolina – scrisse la più classica delle letterine a Babbo Natale per chiedergli in dono una pensione. Con rimarchevole spirito di iniziativa, i parasubordinati proponevano uno scambio: lanciare una corposa campagna contro l’evasione fiscale, coinvolgendo giovani e meno giovani nel richiedere scontrini fiscali e fatture, e far incassare l’extragettito fiscale in un conto presso l’Inps, da ripartire, almeno in parte, sulle posizioni contributive di tutti coloro che svolgono attività parasubordinata, fino a un dato reddito e una soglia di età. L’obiettivo era di alzare le future magre prestazioni pensionistiche di chi vive la condizione di precario.

Era un anno fa e in molti gettavano acqua sul fuoco delle difficoltà delle finanze pubbliche italiane: lo spread era ancora un parola usata dagli addetti ai lavori e viaggiava intorno ai 150 punti base, il Governo difendeva i conti pubblici in ordine e un sistema previdenziale in equilibro. Un muro, che la richiesta dei giovani precari non riuscì a infrangere.

Molte cose sono cambiate da allora; gli interventi in materia previdenziale annunciati dall’Esecutivo hanno in particolare aumentato le aliquote previdenziali degli autonomi, esteso a tutto il metodo di calcolo contributivo e aumentato l’età della quiescenza. I più scontenti del decreto «Salva-Italia» (il cui nome non è sufficiente per digerire la pillola) sono in particolare i lavoratori over 55, nella fase calante della loro carriera. E testimoniano il loro disappunto con numerose mail inviate al Sole 24 Ore, protestando contro le decisioni dell’Esecutivo o ponendo richieste di consulenza sul loro destino previdenziale.

Un filo diretto che è il perno intorno al quale ruota il tipo di informazione del Sole 24 Ore: un dialogo tra i quesiti dei lettori e e risposte degli esperti che su queste pagine sviluppiamo in questi giorni. Che le misure decise nel decreto vengano giudicate punitive solo rispetto al passato e non in assoluto – in quanto il sistema contributivo è per sua natura equo in quanto restituisce rivalutati i contributi versati dal singolo –, agli scontenti importa poco. Perchè per ciascuno la propria posizione è la più rilevante. Ma cosa ne ricaverà la collettività da queste decisioni? Ne ragionava, tra gli altri, l’economista italo-americano Dominick Salvatore, pochi giorni fa a un convegno di Assiom Forex. Ragionando di produttività, Salvatore ricordava l’inefficace introduzione della legge che in Francia fissò nel 2000 in 35 le ore lavorative settimanali, a parità di salario. Pur avviato in una fase di espansione dell’economia, l’iniziativa si è rivelata un boomerang per la capacità produttiva del sistema produttivo francese.

Aumentare l’età della pensione e di conseguenza il numero di ore lavorate e la capacità produttiva della forza lavoro impiegata, spiegava l’economista, avrà al contrario la possibilità di ottenere un risultato opposto, facendo crescere il tasso di produttività, che in Italia come si sa ristagna da anni. Il tessuto economico, in sostanza, è un elastico, che produce risultati quando viene teso e non quando la tensione viene rilasciata. Sarà il tempo a stabilire se questa profezia potrà avverarsi. Fondamentale a riguardo saranno gli effetti dei lavori sul cantiere del Welfare, annunciati ieri dal premier Monti, il cui avvio è previsto a giorni. Una riforma degli ammortizzatori sociali, in primis, che consolidi l’intervento della manovra. E che assegni alla previdenza complementare il ruolo di completare l’adeguamento pensionistico alle esigenze del lavoratore. Perchè si realizzino le indicazioni dell’Ocse e dell’Unione europea di avere sistemi previdenziali sostenibili, adeguati e moderni. Per far sì che chi è più giovane non debba appellarsi a Babbo Natale per avere almeno una parte di ciò che per i loro genitori sono stati e continuano a essere intoccabili diritti acquisiti

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  • Gennaro |

    GIUSTIZIA ED EQUITA’
    E’ del tutto evidente che l’on. Monti ha un concetto della Giustizia e dell’Equita’ francamente eterodosso; come si puo’ definire giusta ed equa un riforma delle pensioni che per base colpisce principalmente i nati nell’anno 1952 e, soprattutto, come la si puo’ ancora definire giusta ed equa se esclude da ogni modifica le pensioni dei militari, quelle degli appartenenti all…e Forze di Polizia e quelle degli impiegati di Camera e Senato?
    Cio’ poi per non parlare delle possibilita’ alternative che avrebbero consentito di ottenere gli stessi saldi finali limitando sensibilmente le spese per (inutili) armamenti, le spese per il finanziamento pubblico dei Partiti Politici, per il finanziamento dei Giornali di Partito, per i rimborsi delle spese elettorali, insomma per quei cospicui costi della politica italiana che gravano sul bilancio pubblico, molto di piu’ di quelli sostenuti da qualsiasi altra nazione del mondo e che tutti si propongono a chiacchiere di dimezzare, ma che nessuno effettivamente limita mai.
    Se l’on. Monti fosse stato realmente uno statista serio, non asservito ad altri “superiori” interessi, avrebbe potuto questa volta dimostrare davvero che era possibile cambiare la filosofia della Politica italiana, invece di continuare a suonare lo stesso spartito cambiando soltanto i musicisti.

  • rp3 |

    Gentile lo Conte, ma fino a quando la retorica dell´evasione fiscale nel trattare ogni argomento di politica? L´Italia e´ al 3° posto sui 27 paesi Ocse per imposte e contributi sul PIL. L´Italia ha spese pubbliche troppo alte rispetto agli altri paesi, non troppo poche entrate fiscali. Cordialita´. R.P.Ffm. P.S. Una minore evasione fiscale e´ un obiettivo onorevole per diminuire le imposte a chi le paga, non per il mondo politico per alzare ancora le spese pubbliche!!!

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