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Ma le polizze convengono più dei fondi pensione? / 2

Sostituire un fondo negoziale con un Pip. Una scelta che, seppure antieconomica, viene fatta con sempre più frequenza. La libertà lasciata dal legislatore a chi deve costituirsi una pensione si può dunque tradurre talvolta in un boomerang. Il mondo assicurativo sostiene che i piani previdenziali hanno peculiarità uniche (come il legame per alcuni comparti alle gestioni separate) e che questo rappresenti un valore aggiunto che ha, ovviamente, un prezzo.

Al di là dei maggiori costi che caratterizzano i piani individuali di previdenza, quale risultato potrebbe ottenere chi decide di abbandonare il fondo negoziale per un piano individuale? «Plus24» ha cercato di capirlo con una simulazione che prende in considerazione un lavoratore dipendente 30enne che, nel 2001, all’indomani della loro istituzione ha scelto uno dei Pip storici sopravvissuto ai numerosi cambiamenti legislativi e di restyling. Si è individuata una linea Prudente del fondo Cento Stelle Reale, di Reale Mutua, che, come si potrà notare dalla tabella in pagina, risulta essere la più economica sul mercato, con un Isc (Indicatore sintetico di costo) a 10 anni dello 0,75%.

Considerando uno stipendio iniziale di 17.220 euro il lavoratore si sarebbe ritrovato con contributi versati di 15.682 euro, comprendendo anche il Tfr (investibile sui Pip in realtà solo dal 2007). Al 30 settembre 2010 il montante maturato sarebbe stato pari a 18.972,47 euro, con una rivalutazione del 20,98% nei quasi dieci anni intercorsi. Il tutto senza tenere conto del beneficio fiscale. Qualora il giovane avesse optato per la linea bilanciata il risultato sarebbe stato ben inferiore (con un rendimento vicino allo zero) a causa dell’andamento negativo dei mercati azionari.

Se il lavoratore dipendente si fosse invece iscritto a Cometa, rimanendo fedele al monocomparto allora esistente (con un’asset allocation composta al 15% da azioni e all’85% da obbligazioni), grazie al contributo datoriale, al versamento del Tfr e ai costi contenuti si ritroverebbe oggi con 21.291,97 euro sui 18.348,26 versati (14.447,45 di Tfr, 1950,41 contributo del lavoratore e 1.950,41 contributo del datore di lavoro). Realizzando una performance del 16% circa. Se si considera però solo ciò che il lavoratore ha versato di tasca sua (contributo volontario e Tfr) la performance dell’investimento sale al 29 per cento. Va precisato infatti che il totale versato dal lavoratore è differente da quello della simulazione di Reale Mutua, da un lato perchè Cometa ha aggiornato lo stipendio nella simulazione all’inflazione (e non al Tfr) ma la motivazione principale sta nel fatto che scegliendo un Pip il lavoratore dipendente avrebbe dovuto rinunciare al contributo datoriale vicino ai 2mila euro.

Su un orizzonte temporale più lungo e con una retribuzione più elevata il sacrificio del contributo datoriale può risultare ben più pesante. Senza contare il nodo dei costi, come si è già detto quello di Reale risulta uno dei Pip più convenienti: la concorrenza applica costi tripli e dunque il confronto con il negoziale per chi passa oggi a un Pip potrebbe rivelarsi ben più penalizzante.

DI Federica Pezzatti

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