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Pessi (Luiss): «L’obbligatorietà è costituzionale. Ed è la via giusta»

«Per incentivare le adesioni alla previdenza complementare l’obbligatorietà è una via a portata di mano: non serve una nuova legge, basta applicare i contratti collettivi di lavoro. Ed è una mossa necessaria per garantire nel futuro un tenore di vita dignitoso a chi oggi è al lavoro». A molti apparirà una provocazione; ma Roberto Pessi, ordinario di Diritto del lavoro e preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Luiss, non è nuovo a indicare questa possibilità per la previdenza complementare. Una via tanto più importante oggi, per contrastare il rallentamento o il calo delle adesioni».

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Quali sono le basi giuridiche dell’obbligatorietà?

L’adesione è prevista e regolata dai contratti di lavoro collettivi, che definiscono a ogni rinnovo l’ammontare e le modalità di contribuzione al fondo. Il primo comma dell’articolo 39 della Costituzione riconosce ai sindacati il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia normativa per tutti i lavoratori iscritti alle associazioni stipulanti, nonché per i lavoratori i cui contratti individuali facciano rinvio a quello collettivo». La Corte Costituzionale nel 2000 ha riconosciuto che la previdenza complementare assolve alla stessa funzione di quella obbligatoria (art. 38 Costituzione, 2° comma); e che qualsiasi norma di legge che limitasse l’accesso alla previdenza complementare è incostituzionale. Si preferisce far finta che l’adesione debba essere volontaria: ma le parti sociali sanno che non è così.

Non è facile superare resistenze culturali…

Gli strumenti non mancano: il datore di lavoro potrebbe essere incentivato dallo Stato ad innalzare il contributo previdenziale del dipendente, senza penalizzare la retribuzione netta del lavoratore. D’altronde, come tutti i tabù, anche questo nasconde una verità: che per esempio ci sono categorie "ricche" di lavoratori che aderiscono obbligatoriamente da decenni ai fondi pensione, senza grossi scandali: i dirigenti dell’industria o del commercio e gli addetti del credito. Il conferimento del Tfr non può essere obbligatorio perché regolato dalla normativa di primo livello.

Basterà questa proposta a rilanciare le adesioni?

Le parti potrebbero accordarsi per applicare la norma ai neoassunti, che negli anni avranno modo di imparare a vivere e usare il proprio fondo pensione. Chi resta perplesso non destinerà più di una quota marginale della propria retribuzione, ad esempio lo 0,1%. Chi sarà convinto potrà scegliere di aderire anche con il Tfr e altro ancora.

  • Alessandro Salomone |

    Sono molto d’accordo. Anche se la via contrattuale può non essere sufficiente, fino a quando non si applichi integralmente l’art. 39 della Costituzione con una normativa che preveda l’applicabilità erga omnes dei contratti nazionali mediante la definizione e il riconoscimento della rappresentatività delle organizzazione sindacali.

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