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Il subprime? Costa ai primi aderenti ai fondi pensione lo 0,5%

Prendete un lavoratore dipendente che, su consiglio dei propri colleghi attivi del sindacato, abbia deciso di aderire al proprio fondo pensione di categoria, al termine di una delle assemblee che si sono svolte nella sua azienda, nel corso del 2007. Chi avrà avuto il coraggio di dirgli che il suo Tfr, i contributi volontari e la quota del datore di lavoro, tutti ciò che è appena stato affidato al fondo pensione ora vale di meno?

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Se ancora nessuno ha avuto cuore di comunicargli la ferale notizia, sarebbe bene che il volontario (magari proprio il collega sindacalista), faccia provvista di argomenti. Non solo per spiegargli perché la crisi subprime colpisce anche chi non investe in titoli col subprime nascosto dentro, ma anche per verificare la veridicità dell’affermazione secondo cui l’investimento previdenziale nel lungo termine paga sempre. Per farlo è necessario evitare di farsi condizionare più del dovuto dal -2% accusato dai fondi negoziali il primo trimestre dell’anno (vedi «Plus24» del 12/4/2008), un calo che ha vanificato il +2% del 2007. Per questo abbiamo provato a misurare l’impatto di questo ultimo anno tormentato sui portafogli previdenziali di chi ha aderito per primo ai due principali fondi pensione italiani, Cometa (metalmeccanici) e Fonchim (chimici), attivi finanziariamente rispettivamente da 9 e 10 anni.

Diciamo subito che l’effetto c’è stato ma limitato: il rendimento medio annuo dell’aderente alla linea Reddito di Cometa (che accoglie i contributi di circa 200mila aderenti su 475mila) si è ridotto dal 31 marzo 2007 allo stesso giorno di quest’anno dal 2,58% al 2,33% (-0,26%). L’iscritto numero uno alla linea Stabilità di Fonchim (cui vanno i contributi di 155mila su 167mila iscritti al fondo), invece, "accusa" una riduzione del rendimento medio annuo dal 3,43% al 2,88% (-0,55%). Da segnalare che l’iscritto a Fonchim inizialmente versava solo un terzo del proprio Tfr al fondo pensione e successivamente ha avuto un’evoluzione di carriera brillante; anche per questo il rendimento del suo stock affidato al fondo è inferiore a quello dell’aderente a Cometa, che ha avuto un percorso professionale più lineare. Sul fronte meramente finanziario bisogna sottolineare che nell’ultimo anno la quota unitaria di Fonchim è scesa da 15,33 a 15,04, mentre quella di Cometa è cambiata solo lievemente, da 13,05 a 13,06. È appena il caso di ricordare che l’indice S&P/Mib della Borsa italiana ha ceduto nello stesso periodo il 32%.

Chi avesse invece optato per un fondo comune d’investimento bilanciato, dal ’99 al marzo scorso avrebbe ottenuto un rendimento medio dello 0,63%; in assenza di benefici fiscali. La tabella in allegato spiega come è composto nel dettaglio il portafoglio previdenziale dei nostri due aderenti ai rispettivi fondi pensione, identificando l’apporto di ciascuna voce alla creazione del totale controvalore, ossia del "montante" prodotto da tutti gli accantonamenti rivalutati nel tempo. Non passi inosservata la colonna in cui si indica l’ammontare accumulato dallo stesso aderente al 31/3/2008 se, invece di aderire al fondo pensione, avesse mantenuto il proprio Tfr in azienda, da 9 o da 10 anni fino alla fine del primo trimestre dell’anno.

È poco? È tanto? È sufficiente o si poteva ottenere di più? Ognuno tragga le proprie conclusioni dall’analisi dei numeri. Si tenga presente, in ogni caso, che il periodo preso in esame abbraccia fasi di mercato molto diverse tra loro: l’impennata della bolla speculativa hi-tech, appena colta, il suo sgonfiamento tra il 2001 e il 2003, la successiva cavalcata dei listini lunga quattro anni, fino alla primavera scorsa, ossia fino all’affiorare della crisi ingenerata dall’effetto contagio della crisi scatenata dai mutui a bassa affidabilità Usa (subprime).

L’elaborazione merita un’ultima indicazione: in tabella è specificato l’ammontare di beneficio fiscale prodotto nei 9 e nei 10 anni, dalla contribuzione volontaria, aggiunta a quella datoriale. Questo valore rappresenta un beneficio aggiuntivo per l’aderente, difficilmente comparabile o sommabile con la rivalutazione degli attivi.