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Il fondo? Se aziendale piace

Difficile credere ad un caso. Il lavoratore che ha un contatto diretto e prossimo al fondo pensione impara a conoscerlo e ad usarlo meglio di chi lo guarda da lontano e con diffidenza. Per questo, nel corso del 2007, hanno raccolto un gran numero di adesioni i fondi negoziali a forte matrice aziendale (vedi tabella), continuano a rasentare tassi di adesione quasi sempre oltre il 90% molti fondi preesistenti soprattutto come quelli di UniCredit o CaRiFirenze. Allo stesso modo hanno raccolto un numero di iscrizioni superiore alla media i fondi pensione aperti ad adesione collettiva, scelti in alcune aziende per offrire una soluzione previdenziale ai dipendenti.

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Scartata l’ipotesi di dar vita ad un fondo interno nuovo, la via maestra è stata quella di sfruttare le potenzialità offerte dalla 252/2005 che consente i cosiddetti "accordi plurisoggettivi": convenzioni siglate dalle parti datoriali e sindacali con uno o più fondo pensione aperto che in questo modo offre in modo negoziale (tra l’altro a costi ridotti) la possibilità ai lavoratori di accantonare il proprio Tfr oltre ad una quota volontaria più una datoriale in una pensione di scorta.

È interesse delle stesse aziende offrire ai proprio dipendenti una soluzione previdenziale, che semplifichi l’onere in capo all’ufficio del personale: concentrando su un unico interlocutore ogni adempimento sia in termini di comunicazione che di versamento. È proprio sulle spalle di queste strutture che è ricaduta la maggiore incombenza dell’attuazione della riforma: dialogare in molti casi con una pluralità di soggetti, ciascuna con le proprie scadenze, regole e necessità. «Offrendo questa soluzione – dice Livio Mocenigo, managing consultant di Watson Wyatt, che svolge consulenza in questo campo per le imprese – le aziende più lungimiranti svolgono anche un importante ruolo di financial education, utilizzando la previdenza come un elemento di attrazione soprattutto per gli addetti più giovani, che sono quelli che avranno in prospettiva più bisogno di una pensione di scorta».

Per far questo è necessario che il processo di selezione sia rigoroso: «L’analisi delle proposte è durata un paio di mesi – dice Marco Bolzoni, responsabile risorse umane di Ing Bank Italy – e abbiamo coinvolto le rappresentanze sindacali nella fase di scelta che ci ha portato a preferire il fondo pensione Insieme di Allianz. Abbiamo analizzato costi, rendimenti e soprattutto i servizi: la nostra priorità era di poter contare su un call center pronto a rispondere alle esigenze dei dipendenti». La previdenza come benefit aziendale, dunque, con livelli di contribuzione datoriale superiori a quanto previsto dai rispettivi contratti di categoria.

Ci sono realtà che si sono mosse già prima dell’entrata in vigore della riforma Maroni: Cassa Depositi e Prestiti, ad esempio, ha stipulato nel 2006 un accordo con Seconda Pensione di Crédit Agricole, anche in questo caso al termine di un processo decisionale che ha visti coinvolti azienda e sindacati. Al fondo aderisce ora oltre il 92% dei quasi 400 addetti di Cdp, per un patrimonio conferito pari a 2,7 milioni di euro. Diverso il discorso riguardante la filiale italiana della Disney, in cui una parte non trascurabile di dipendenti già era iscritta a fondi pensione preesistenti: Previndai e il Fondo Giornalisti, tra gli altri, ma anche qualche Pip. Meno facile, dunque, considerare il fondo aperto come aziendale, anche se si è deciso ugualmente di tentare l’adesione plurisoggettiva per provare a semplificare le problematiche amministrative. Inoltre, poco più della metà dei dipendenti della Walt Disney Company Italia, il 52,5% del totale, ha deciso di lasciare in azienda il proprio trattamento di fine rapporto maturando.

Tuttavia, oltre la metà di coloro che hanno optato per una pensione di scorta nel 2007 hanno scelto il fondo indicato dalle parti: il 28,8% sul 43,2% di previdenti in forza alle pubblicazioni multimediali di Topolino e co., versano i loro contributi a Previgen Global, il fondo aperto di Generali destinato alle adesioni collettive. Ancora diversa la scelta operata all’interno di Bmw: i fondi scelti per l’adesione collettiva sono stati due. I dipendenti italiani della casa automobilistica tedesca potevano aderire al Seconda Pensione di Crédit Agricole o ad Arca oppure al fondo pensione di categoria, Fon.te, il negoziale del commercio. Hanno aderito al primo il 20% degli addetti di Bmw, al secondo l’8,5% e al terzo il 15%; meno della metà, il 43,5%, ha optato per mantenere il Tfr in azienda.