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A chi giova l’ingenuità dei risparmiatori

«Cosa sa la mia controparte che io non so?». Se ci ponessimo questo quesito più spesso, riusciremmo forse a proteggere meglio il nostro denaro. Almeno dalla cupidigia di chi è chiamato a fare i nostri interessi, ma che non dimentica di fare – innanzitutto – i propri. Il tema del conflitto di interessi dei consulenti finanziari, soprattutto di quelli remunerati in ragione di quanto collocano, non è stato esaurito con l’introduzione di Mifid2. Anzi. La rete normativa prevista dalla direttiva europea, offre spazio a varchi che esperti professionisti del settore riescono a utilizzare (su cui Consob ha acceso un faro); inoltre, la vulnerabilità della clientela offre praterie importanti a chi le sa percorrere.
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Ma per comprendere questa dinamica occorre partire da un punto: i risparmiatori sono tutti diversi tra di loro e messaggi importanti per alcuni non hanno lo stesso valore per altri. Se ne occupa la ricerca «Il futuro è oggi. Da promotore a consulente finanziario», indagine a 360 gradi promossa da Iw Bank Private Investment sulla relazione tra la clientela e gli intermediari. In cui spicca la differenza rilevate tra le tre generazioni prese in esame – i baby boomers, nati tra il 1944 e il 1963, la generazione X (1964-1983) e la generazione Y 1984-1993) – in merito alle qualità della consulenza recepita. I primi apprezzano i professionisti che seguono il loro patrimonio soprattutto per l’assenza di conflitti di interesse (45%), considerato un valore di gran lunga superiore rispetto alla personalizzazione della consulenza (39%) ed equilibrio tra rischio e rendimento delle proposte (30%). Una professione di fede, da parte degli over55, radicata nel concetto di delega e che fatica a rispecchiare l’effetto Mifid2, ancora difficile da mettere a fuoco.
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Anzi, gli stessi consulenti vedono nero rispetto a questa novità: un sondaggio di ProfessioneFinanza, Capital Group, Société Générale e UniCredit, riferisce che il 54% teme che la normativa possa ridurre i ricavi. In materia di risparmio i più giovani appaiono meno ingenui: la generazione X limita al 37% la quota di chi apprezza l’assenza di conflitti di interesse, che scende al 32% per la generazione Y. Il che conferma che, almeno in questa materia, gli anziani hanno davvero poco da insegnare ai più giovani.