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Tutti i numeri della perequazione delle pensioni (post Consulta)

Citavo in un precedente post gli articoli della Costituzione citati dalla Consulta per bocciare il blocco dell’indicizzazione delle pensioni tre volte il minimo, deciso dal governo Monti a fine 2011, nell’ormai famoso decreto Salva-Italia. Ovviamente i giudici hanno tenuto conto anche di altri elementi di natura giuridica per le loro valutazione. Preme tuttavia cogliere qualsiasi occasione per rileggere la carta fondamentale della nostra Repubblica: ancor di più in un momento in cui questa è tirata a destra e a sinistra per ragioni di fazione. Ma per farsi un’idea in autonomia sulla vicenda, aggiungo qui alcuni numeri sul sistema pensionistico italiano.

32% – è la quota di pensionati che percepiscono da tre volte la minima in su

5,2 milioni – è il numero di di pensionati che percepiscono un trattamento superiore ai 1.443 euro al mese

90,72 miliardi di euro – è l’importo annuo lordo erogato loro dall’Inps e dagli altri enti previdenziali

270 miliardi di euro – è l’importo annuo versato complessivamente ai pensionati italiani

20mila euro al mese – più che d’oro, di platino: è la pensione percepita da un gruppo ristretto di 540 pensionati italiani

9 miliardi di euro – la stima di quanto dovrebbe essere erogato ai pensionati in ragione dell’adeguamento per gli anni passati

2 miliardi di euro – la stima annua per gli adeguamenti futuri

8,6 milioni – è il numero di pensionati che pecepiscono un’integrazione al minimo: che dovrebbero cioè incassare meno, anche poche centinaia di euro al mese sulla base di quanto versato, ma che percepiscono per effetto delle norme relative alla “pensione minima”, non meno di 501,89 euro al mese (secondo quanto determinato per il 2015. “Detta brutalmente – dice Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare e numero uno di Itinerari Previdenziali – la loro pensione sarà modesta ma è in gran parte regalata dalle giovani generazioni che non saranno così fortunate”.