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Quell’insofferenza delle Casse professionali per la trasparenza

Ripropongo un articolo pubblicato su Plus24 a metà dicembre 2013, dopo le reazioni stizzite delle Casse professionali a seguito dalle pubblicazione di un’indagine della Covip sulla loro gestione professionale
MlC –

 

I massmediologi diranno che la causa dell’esasperazione dei toni con cui si parla di pensioni di recente è dovuta alla natura dei media utilizzati: in tv si grida il dolore di chi campa con 800 euro al mese per fare audience per rassicurare i molti che incassano di più; sul web impazza la gara a chi rivela presunti segreti e retroscena sui veri conti pensionistici. Il che fa il paio con le dichiarazioni ufficiali di natura opposta sul sistema previdenziale in sicurezza. Questa schizofrenia informativa non è indicativa solo di un problema di comunicazione, ma di sostanza e presi in mezzo tra questi estremi, è indispensabile trovare una via mediana per considerare l’accumulo pensionistico e il godimento delle rendite una cosa normale. A differenza di quanto accade oggi: «Le pensioni hanno nell’immaginario degli italiani lo stesso spazio di guerra e carestia per le precedenti generazioni», diceva l’anno scorso il presidente della Fondazione Censis Giuseppe De Rita.
Per questo colpiscono le reazioni stizzite alla pubblicazione sul Sole 24 Ore dell’indagine Covip sugli enti previdenziali ora al vaglio del Ministero, chiamato a valutare gli elementi di criticità indicati ed eventualmente intervenendo con sanzioni.
«Troviamo bizzarro ricevere indicazioni in questo modo» fa sapere un ente previdenziale parlando di vigilanza «a mezzo stampa». Come se l’attenzione della stampa per le vicende sia pubbliche che private sia ininfluente alla corretta gestione delle vicende stesse. Proprio le vicende della Casse dei professionisti dicono il contrario. Se uno o più whistleblower (in gergo giornalistico, una fonte) fa pervenire alla stampa un documento è perché la fiducia che venga preso nella giusta considerazione è bassa. E se questo dovesse apparire un retropensiero sbagliato, tanto meglio: vorrà dire che le authority avranno compiuto fino in fondo il loro lavoro senza farsi condizionare dalla prossimità con il mondo vigilato. In caso contrario a valutare saranno lavoratori e pensionati. Che da authority e vigilati si aspettano la vera rivoluzione: mettere da parte terrore e politica della «polvere sotto il tappeto» per creare un sistema normale, in cui, come detto qui la scorsa settimana, il destino previdenziale di ciascuno sia tracciabile con una busta arancione o un motore di calcolo web e attraverso la trasparenza dei bilanci degli enti previdenziali e della loro modalità operativa.
m.loconte@ilsole24ore.com