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Se vendere gioielli di famiglia non è più una metafora

Le più importanti mutazioni sono quelle che inizialmente passano inosservate o quasi. Un’avvisaglia l’aveva data un anno fa la Banca d’Italia secondo cui la quota di italiani pronti a dismettere il proprio patrimonio (31%) aveva superato quella di chi riusciva a risparmiare (28%); una mutazione genetica prodotta da una protratta recessione. La conferma negli ultimi giorni: 17 milioni di italiani hanno venduto nel 2012 preziosi e gioielli, usciti da casseforti, cassetti, nascondigli che generazioni intere hanno custodito, in vista di possibili ristrettezze. Una misure estreme cui le famiglie hanno ricorso pur di mantenere il proprio tenore di vita. Preme sottolineare che quel 28% di italiani (solo 3 punti in meno di quanto erano disponibili a farlo) che si è privato di collanine e anelli di famiglia, appartiene alle fasce economicamente e finanziariamente più deboli della società, i primi a pagare il prezzo della crisi e nel modo più duro: non solo perché dispongono di meno risorse ma anche perché utilizzano peggio degli altri quelle che hanno, spesso pagando costi su bollette e servizi finanziari maggiori di chi dispone di una maggiore educazione finanziaria.
Complice questa dinamica e nonostante il -12,3% della filiera orafa negli ultimi 5 anni, dal 2010 l’Italia è così diventata esportatrice di oro – 26 tonnellate in più nel 2012 rispetto all’anno precedente – pur non disponendo di risorse aurifere fisiche ma solo del risparmio degli italiani, quel “petrolio” su cui la nostra economica ha posato per decenni e che ora è venuto il momento di utilizzare come ultima cartuccia per restare a galla. Mentre ci si straccia le vesti se il risparmio degli italiani prende le più redditizie strade dei titoli esteri (ma chi ha in tasca un cellulare tricolore o guarda la tv su uno schermo italiano?), esce dai confini nazionali qualcosa di più di un po’ d’oro: la storia delle famiglie, i sogni, le speranze, i sacrifici, schegge di futuro che non si realizzerà e che viene sacrificato al presente.
Di recente registravamo il possibile utilizzo del mattone a fini analoghi. Non esiste (ancora) un fiorente mercato del “compro-mattore” cui cedere la propria casa in caso di necessità. Dalla nuda proprietà ai prestiti vitalizi ipotecari, la diffusione di questi strumenti collegati al mattone ha seguito il trend negativo del mercato in questi anni, ma non è da escludere che la ripresa dia linfa a questo settore. E sarà da valutare se si tratterà davvero di una buona notizia.