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Alla consulenza servono test di qualità, non budget da raggiungere

Ha suscitato interesse e curiosità la notizia secondo cui la Fsa, l'autorità di vigilanza sui servizi finanziari, ha realizzato un «mistery shopping» per verificare l'affidabilità della consulenza finanziaria offerta ai risparmiatori britannici delle reti. Sei le strutture oggetto dell'indagine realizzata tra marzo e settembre 2012, per un totale di 213 «interventi» in incognito. I risultati sono statisticamente interessanti: nel 75% dei casi l'Fsa ha dato un parere positivo sulla consulenza realizzata; nell'11% delle interviste i consigli si sono rivelati inadeguati, mentre nel 15% dei casi l'advisor non ha raccolto le informazioni necessarie per svolgere il suo lavoro. Anche facendo un po' di "tara" sulla capacità di analisi dell'Fsa, il quadro che emerge appare ben diverso da quello tratteggiato dalle numerose mail giunte a «Plus24» o dalle centinaia «candid bank» realizzate dai redattori di questo giornale che si sono proposti negli ultimi anni come potenziali clienti allo sportello bancario e postale o di fronte a intermediari e consulenti. Anni in cui abbiamo assistito al processo di affinamento della "profilatura della clientela" imposto dalla Mifid, che ha messo paletti precisi all'attività d'intermediazione e consulenza finanziaria, sottraendo la materia alla "sensibilità" del singolo addetto e costruendo una gabbia alla redditività del processo di collocamento dell'industria. Ne riflette ora la stessa Consob (l'Fsa italiana) in un discussion paper dello scorso anno, di cui abbiamo dato conto su queste pagine. E ne riflette l'industria stessa, Assoreti, insieme all'Università: un recente studio Camef Luiss formula proposte per migliorare la profilatura della clientela, sulla base degli studi di finanzia comportamentale. Il baricentro dell'attenzione resta l'analisi del cliente, in vista delle sue scelte di natura finanziaria, assicurativa o previdenziale. Per innalzare gli standard italiani servono molte cose insieme, oltre al lavoro di matrice giuridica: sanzioni dal parte dell'Authority di vigilanza, come quelle rese note in settimana da Consob su VenetoBanca. E verifiche sul campo come le candid bank di «Plus24» o dell'Fsa inglese. Una pluralità di approcci per smussare – se non cancellare – le asimmetrie informative e, soprattutto, per innalzare un valore che nessuna legge può implementare: la fiducia.

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