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Sirio e Perseo, i fondi pensione del pubblico impiego ci riprovano

La speranza è che vada meglio che per Espero, il fondo pensione del settore scuola che finora ha raccolto 98mila adesioni, l’8,19% del bacino potenziale pari a un milione e trecentomila unità. Le parti istitutive degli altri due fondi pensione del pubblico impiego partono ora con una "campagna" di promozione e informazione: si tratta di Sirio e Perseo, dedicati il primo agli addetti dei ministeri, degli enti pubblici non economici, della Presidenza del Consiglio, di Cnel ed Enac (oltre a quelli dell’Università e della ricerca), il secondo ai dipendenti delle Regioni, autonomie locali e sanità. In tutto oltre un milione e mezzo di lavoratori della Pa, finora privi di un fondo pensione di categoria in grado di competere in termini di costi e rendimenti nei confronti dell’offerta privata (Pip e fondi pensione aperti). Ad Aran, ossia la rappresentanza datoriale, e ai sindacati di categoria il compito di ottenere maggior successo rispetto a Espero.

La leva per la raccolta delle adesioni parte dagli uffici del personale: l’Aran ha organizzato una serie di incontri tra i capi del personale per fornire a chi si vuole iscrivere a Sirio o a Perseo le informazioni corrette. Parallelamente i sindacati si sono mobilitati, insieme ai loro patronati, per fornire supporto ai lavoratori che vogliono costituirsi una pensione di scorta. Obiettivo: spiegare all’ampia platea di riferimento le specificità di uno strumento previdenziale negoziale, che persegue finalità non speculative né finanziarie, dall’alto tasso di trasparenza e vigilanza e dal basso livello commissionale.

Basterà? Tra le iniziative non compaiono al momento forme di pubblicità e comunicazione su social o mass media, anche se contatti sono in corso con il servizio pubblico della Rai per identificare spazi all’interno della cosiddetta "pubblicità progresso". Strappare un budget a carico dello Stato in epoca di spendig review è impresa a dir poco ardua. Secondo le indicazioni della Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, per garantire la continuità operativa Perseo dovrà raggiungere le 30mila adesioni entro il 22 maggio prossimo (54mila iscritti entro il 2014 e 80mila entro l’anno successivo) mentre Sirio ha come target i 10mila aderenti entro il 17 ottobre 2013. Obiettivi alla portata, anche se la lentezza del processo di lancio del fondo, a due anni dalla sua costituzione, non fa ben sperare. Non aiuta la scarsa cultura previdenziale, che anche tra i dipendenti pubblici spesso fa leva sulle garanzie statali invece che sulla proattività nella costruzione del proprio destino previdenziale con strumenti adeguati. Gioca contro il contesto economico, che in taluni casi non induce i singoli a costituire progetti di lungo termine per il proprio futuro.

A favore invece il "calcolo di convenienza": per ogni euro che il lavoratore della Pa destina al fondo pensione, il datore di lavoro ne versa obbligatoriamente un altro, oltre ad un altro 1,5 frutto del bonus (part dell’ex buonuscita) previsto per chi decide di aderire alla previdenza complementare. Un vantaggio controbilanciato dal mancato beneficio fiscale, come invece accade per i dipendenti privati anche se su base inferiore.

Sono molti a guardare con interesse all’estensione al settore pubblico della previdenza complementare, come possibile volano per un rilancio anche nel privato. Sulle basse adesioni è intervenuta in settimana anche la Corte dei Conti secondo cui occorre ridisegnare la previdenza complementare, rivedendo la natura privata o facoltativa dei fondi pensione. Un dietrofront che nessuno si sente di sottoscrivere. «Se ci lasciamo condizionare dalle difficoltà e dagli accadimenti dell'attualità – dice Sergio Gasparrini presidente Aran – rimaniamo inchiodati su timori e preoccupazione. Un fondo pensione ci consente di guardare al futuro in modo più strutturato e sereno». «Stiamo coinvolgendo le associazioni dei enti locali per il fondamentale supporto – dice Bruno Bugli, presidente di Perseo – e la rete sindacale si sta muovendo in modo strutturato. Siamo in ritardo ma dovremo cercare di farcela».

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