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Perchè (nonostante tutto) prosegue la crescita dei Pip

A dispetto della crisi finanziaria, che drena risorse al risparmio pensionistico e alla ancora bassa propensione dei lavoratori italiani a costruirsi una pensione di scorta, i Pip continuano a crescere in modo assai rilevante. I dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) registra da inizio 2012 sottoscrizioni salite del 10,9%, con risorse complessive destinate alle prestazioni in rialzo del 14,8% in sei mesi: oltre un miliardo di euro di nuovi flussi. Superano dunque quota 150mila le nuove adesioni per lo strumento potenzialmente meno efficiente della previdenza complementare, visti in particolare gli alti costi. La misurazione per durata di adesione a seconda degli anni (vedi tabella Scarica I costi delle polizze previdenziali) indica gli oneri di Pip molto superiori a quelli dei fondi aperti (2% dopo 2 anni, 1,3% dopo 5, 1,2% dopo 10 e 1,1% dopo 35 anni) e soprattutto ai negoziali (rispettivamente 1%, 0,6%, 0,4%, 0,2%). Differenze che hanno conseguenze rilevanti: Covip calcola che per ogni punto percentuale di costo in più la rendita, dopo 35 anni di adesione, si riduce di quasi il 20%. Due aderenti a strumenti dai costi diversi, al netto di tutte le altre variabili, vedrebbero differenze di rendita pensionistica anche superiore al 35%.
Le ragioni di questo successo non risiedono nella domanda di questi strumenti, quando nell'offerta: i Pip sono collocati da reti di vendita economicamente motivate e con una capacità pervasiva rilevante; a differenza di quanto accade per i negoziali, veicolati soprattutto dal passa parola sindacale e in azienda. Al momento della sottoscrizione, agenti e promotori incassano dalla compagnia emittente il Pip gli oneri che il sottoscrittore verserà nell'anno successivo (in taluni casi anche oltre l'anno): un incentivo importante per professionisti del risparmio abituati a toccare le corde psicologiche del risparmiatore. Altro motivo del successo dei Pip la formula della gestione separata: una polizza collegata a questo strumento consente di consolidare i rendimenti passati, a differenza della gestione di quanto accade per fondi aperti e negoziali, più simili a un fondo comune. L'opacità talvolta fa premio. Nella sua relazione annuale per il 2011 Covip dichiara che nel caso «di un Pip di un'impresa di assicurazione con una rilevante quota di mercato», non è possibile analizzare il turnover di portafoglio, ossia la movimentazione dei titoli in un dato periodo: ciò a causa dell'elevata esposizione a derivati della polizza previdenziale.
Ma come spesso accade non sono solo spine in questo settore e il mercato offre strumenti più trasparenti e meno costosi: analizzando la classifica dei Pip per indicatore sintetico del rischio pubblicato sul sito web di Covip, si registrano Pip dai costi superiori ai negoziali, ma molto inferiori alla media. Con diversi casi in cui la compagnia ha rinunciato a imporre caricamenti: ne è riprova l'equivalenza dell'Isc nelle differenti durate. È il caso di Helvetia, compagnia italo-svizzera particolarmente impegnata nella diffusione della previdenza per i familiari a carico. Ma è il caso anche di GenertelLife, compagnia a distanza del gruppo triestino; o anche della torinese Reale Mutua e perfino di Mediolanum, almeno nella linea Challange Provident fund 4.
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