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La frenata dei fondi pensione e gli appetiti sul loro patrimonio

Costano poco, sono agevolati fiscalmente, sono gli strumenti migliori per compensare il calo delle pensioni future, hanno risentito meno degli altri strumenti di risparmio della crisi finanziaria, più degli altri sono trasparenti. Insomma, hanno tutte le qualità per entrare nel cuore degli italiani. E invece le adesioni sono al palo; anzi, la tendenza è al calo e la crisi drena risorse indirizzandole alle esigenze di breve termine dei lavoratori a scapito di quelle di lungo termine. I fondi pensione entrano ora nel tunnel di un’ulteriore recessione che non potrà che ridurre la contribuzione e quindi le rendite di scorta future.

Una tendenza accentuata dal ricorso degli iscritti alle anticipazioni sul capitale per soddisfare le esigenze non solo della prima casa o delle spese mediche, ma anche le "ulteriori esigenze", per alcune famiglia importanti nella terza e quarta settimana. Prometeia advisors Sim ha provato ad analizzare lo scenario evolutivo riguardante i fondi pensione, in particolare per quanto riguarda il numero degli iscritti e degli asset accantonati. Il quadro che ne emerge evidenzia da una parte un calo complessivo delle adesioni, mentre allo stesso tempo aumenta il patrimonio netto dei fondi pensione.

Frutto del flusso di Tfr e contribuzione volontaria e datoriale che i lavoratori continuano a inviare ai fondi pensione, in particolare a partire dal 2007, anno del silenzio assenso che ha portato all’interno del sistema un milione di nuovi iscritti. Secondo stime di Prometeia, a fine 2011 il patrimonio complessivo del sistema dovrebbe aver oltrepassato quota 90 miliardi di patrimonio, con un rialzo dell’8,6% rispetto all’anno precedente; una percentuale ancora superiore per quanto riguarda le forme di nuova istituzione, con particolare riferimento ai negoziali, che vedono aumentare i loro asse del 13%. Sulla base delle proiezione macro-economiche di Prometeia, le ricercatrici Vincenza Di Lorenzo e Chiara Fornasari prevedono una crescita contenuta del contributo medio per iscritti, che risente di una dinamica salariale stagnante, data la situazione ciclica; un’ulteriore crescita delle anticipazioni da parte degli iscritti, vicina al 10%, che conferma il ruolo di ammortizzatore sociale che ricoprono i fondi pensione nei momenti di difficoltà economica, in attesa di una stabilizzazione del mercato del lavoro. E infine una leggera flessione del tasso di adesione ai fondi pensione di categoria, sostanzialmente in linea con la dinamica dell’occupazione dei rispettivi comparti imprenditoriali: gli iscritti potrebbero pertanto contrarsi del 1,3% nel 2012, per poi stabilizzarsi nel 2013 e crescere dello 0,9 per cento nel 2014.

Uno scenario che riporterebbe i fondi negoziali a un livello precedente il semestre di silenzio/assenso: «Gli iscritti a fine del 2014 sarebbero ancora inferiori a quelli del 2008 (1985 mila unità a fine 2014 contro 2044 mila a fine 2008), non avendo recuperato la riduzione complessivamente superiore al -3,5% sperimentata nei 4 anni dal 2009 al 2012 e indotta dalle due recessioni economiche. La copertura della popolazione attiva rimarrebbe pertanto ancora contenuta e insufficiente per garantire a un’ampia platea di lavoratori un’integrazione della pensione pubblica». L’attesa, dunque, è tutta per iniziative di rilancio, che per la verità languono. Al contrario: non manca chi vede nel patrimonio dei fondi pensione risorse da utilizzare per le esigenze dei spesa pubblica. I rumors a riguardo non mancano: sacrificare le integrazioni pensionistiche degli italiani è un’opzione attualmente al vaglio. Anche se impoverirebbe i pensionato di domani.

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