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Fondi pensione, mandati in scadenza per 10 miliardi di euro

Si preannuncia un anno caldo sul fronte della gestione finanziaria dei fondi pensione. Quelli di categoria, in particolare: scadono infatti ben 65 mandati di gestione su 141, per un volume complessivo di asset under management vicino ai 10 miliardi di euro (sui 25 complessivi per la categoria). Un piatto particolarmente ricco per i gestori professionisti, che tuttavia per presentarsi con le carte in regola di fronte ai Cda dei fondi pensione dovranno tenere in considerazione il particolare umore che pervade la previdenza complementare in questa fase.

La crisi finanziaria ha infranto un totem fino a poco tempo fa imbattibile: i titoli di Stato europei e italiani in particolare, per anni baluardo protettivo delle gestioni previdenziali contro le oscillazioni dei corsi azionari, hanno mostrato la corda, producendo ribassi anche nei comparti deputati alla protezione del capitale. Basti ricordare l'andamento delle linee garantite che nei primi nove mesi del 2011 hanno accusato un calo dello 0,4%.

Inevitabile che l'offerta da parte del mondo finanziario a quello previdenziale subisca una variazione rilevante. Anche in ragione dell'attesa revisione dei criteri contabili dei titoli in portafoglio: non più mark-to-market ma a costo storico, in modo da ridurre il turnover di portafoglio e i costi di gestione connessi, come già indicato nella sua ultima relazione annuale il presidente di Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, Antonio Finocchiaro. Una mossa che consentirebbe di portare a scadenza BTp senza fotografare nel valore quota il loro prezzo di periodo: ma che, se introdotta ora, farebbe salire e di molto l'asticella dei risultati obiettivi di rendimento delle gestioni, visto che i titoli di Stato offrono cedole superiori al 6%: livelli che il mercato azionario, anche nel lungo termine, fa fatica a ottenere.

C'è poi l'onere commissionale, storicamente molto basso in questo segmento di mercato, che difficilmente a questo giro potrà salire in modo rilevante. L'aderente sborsa commissioni pari allo 0,4% di quanto versato (dati fine 2010 per permanenze di dieci anni), contro il 2-3% dei fondi comuni o il 4% circa delle polizze unit linked. Di questi 40 punti base circa un terzo va a remunerare il lavoro dell'Sgr; dati medi, è il caso di precisarlo, che mettono insieme gestioni obbligazionarie (meno care) e azionarie (più onerose).

Da considerare poi un nodo rilevante: 26 delle 65 linee di gestione per cui scadono i mandati, sono garantite: un quarto di queste hanno offerto finora un rendimento pari a quello del trattamento di fine rapporto, ossia il 75% dell'inflazione più l'1,5%, grazie a convenzioni stipulate dai fondi pensione con le compagnie assicurative, all'indomani dell'introduzione della riforma del Tfr del 2007. Finita la "luna di miele", per il mondo assicurativo offrire questi livelli di rendimenti risulta particolarmente oneroso: l'umore che si respira sul mercato porta a dire che difficilmente saranno rinnovate queste forme di garanzie. Anche se altre potrebbero farsi strada, magari superiori. In caso di riforma dei criteri di contabilizzazione dei titoli nei portafogli dei fondi pensione, oltre ai BTp tradizionali, si candidano a diventare gli strumenti di base delle gestioni previdenziali i Buoni del Tesoro poliennali indicizzati all'inflazione: a fronte di un +7% offerto dai loro parenti, i bond collegati al costo della vita europea hanno offerto a fine novembre una cedola leggermente superiore, il 7,3%, ossia più del doppio rispetto al tasso di crescita dei prezzi al consumo (+3,4% a novembre), che rappresenta il benchmark fondamentale di tutte le gestioni finanziarie.

Elementi che vanno a iscriversi in un contesto rinnovato per quanto riguarda la previdenza complementare: dopo anni di scarsa attenzione per il tema – poco spendibile politicamente – il governo Monti e la Ministro del Welfare Elsa Fornero, in particolare, hanno intenzione di spingere per un allargamento delle coperture a quelle ampie fasce di dipendenti privati (circa l'80%) e pubblici (la quasi totalità) ancora sprovvisti di una "pensione di scorta". Con iniziative di educazione previdenziale che Fornero conta di far partire già in primavera: un'"operazione verità" su cui il nuovo esecutivo punta con determinazione, per offrire ai lavoratori un sostegno utile, dopo gli interventi sul primo pilastro, con l'estensione del contributivo per tutti.

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