Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

La Covip striglia le gestioni dei fondi pensione

Una vera e propria reprimenda. E su temi su cui i fondi pensione non pensavano di vedersi bacchettare. Gli interventi della Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, rivolti ai soggetti vigilati non lasciano adito a interpretazioni: le gestioni finanziarie delle forme previdenziali presentano caratteristiche in diversi casi incompatibili con le finalità dei fondi pensione stessi. È stato il commissario Covip Giancarlo Morcaldo, intervenuto alla Giornata Nazionale della Previdenza, a mettere il dito nella piaga. Anzi nelle due piaghe. La prima riguarda la duration delle obbligazioni in cui investono i gestori cui i fondi pensione affidano il mandato è eccessivamente breve: 3 anni e mezzo, un orizzonte temporale incompatibile con le finalità della previdenza complementare e con la durata di permanenza nei fondi degli aderenti, circa vent'anni. E che nemmeno il possibile ricorso alle anticipazioni (spese sanitarie, prima casa e altre necessità) può giustificare. Morcaldo, che prima di diventare commissario Covip è stato a lungo al servizio studi della Banca d'Italia ed è uno dei massimi esperti di finanza pubblica, ha sottolineato anche altri elementi di inefficienza nella gestione dei fondi pensione.

Il turnover di portafoglio, ha sottolineato, è pari a 1,2 volte l'anno; in altre parole ogni dodici mesi il 123% dei titoli in portafoglio è oggetto di acquisto o di vendita da parte dei gestori dei negoziali, il 106% per gli aperti. Una frequenza eccessiva, sottolinea il commissario Covip, se parametrata alle necessità previdenziali e se non produce un sensibile extrarendimento rispetto al benchmark: che, anzi, non di rado presenta risultati superiori rispetto alle gestioni stesse. L'impressione è che questi continui movimenti nella compravendita dei titoli servano a giustificare le commissioni da riconoscere ai gestori. Commissioni particolarmente basse rispetto a quelli dei fondi comuni: con Isc (indice sintetico dei costi) che per i negoziali si attesta allo 0,38% annuo per permanenze di 10 anni a 0,24% per permanenze a 35 anni. Livelli commissionali che potrebbero venire ulteriormente limati, dice Morcaldo, con una più oculata politica di gestione. Il tema è emerso a margine del dibattito su una possibile revisione del decreto 703/96, che definisce criteri e limiti di investimento, oltre che i conflitti di interesse. Morcaldo ha invitato i fondi pensione ad andare oltre il 703 e a definire meglio il cosiddetto "documento di investimento", con cui i vertici del fondo dichiarano obiettivi e modalità di gestione.

Un documento che, complice la delega al gestore estero degli investimenti, viene spesso poco approfondita dalle forme previdenziali. E che invece, secondo Morcaldo, deve contenere precise indicazioni per esempio su obiettivi di rendimenti, tracking error volatility (discostamento dal benchmark di riferimento), duration dei titoli in portafoglio e turnover di portafoglio. Presidi di gestione del rischio che la direzione del fondo pensione e le cariche elettive – presidente e vicepresidente, rappresentanti delle parti sociali – devono assumere in proporzioni maggiori, al di là delle novità relative al decreto sui criteri e limiti degli investimenti, oltre che sui conflitti di interesse. Proprio nei giorni scorsi Alessandro Rivera, responsabile della Direzione IV del Ministero dell'Economia, titolare della materia, ha annunciato che entro l'estate dovrebbe essere messa in discussione la nuova bozza del decreto, in vista di un possibile varo entro fine 2011. Rivera ha fornito qualche elemento relativo al nuovo testo, cui la stessa Covip ha collaborato, senza entrare nel dettaglio delle singole asset class (commodity, paesi emergenti extra Ocse) o forme di investimento (hedge fund), sinora precluse al secondo pilastro previdenziale; di certo le indicazioni del nuovo decreto saranno a due velocità, consentendo ai fondi pensione meglio attrezzati dal punto di vista della gestione del rischio una maggiore libertà di investimento, imponendo a chi ha una struttura meno articolata, altri criteri di investimento di "default".

© RIPRODUZIONE RISERVATA