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Prossima fermata: allineare la tassazione dei fondi pensione a quella dei fondi comuni

L’incentivo fiscale funziona in modo semplice: cala l’aliquota e aumentano i soggetti cui applicarla, generando entrate in rialzo o, alla peggio, invariate. L’industria del risparmio gestito festeggia l’annuncio del Ministro del Tesoro Giulio Tremonti in merito al fisco di vantaggio per le Sgr che tornano in Italia, dopo le divagazioni fiscali in Irlanda e in Lussemburgo; e festeggia la riforma della tassazione sui fondi comuni dal maturato al realizzato, a partire dal luglio prossimo. L’idea, di molti soggetti, è di declinare lo stesso metodo alla previdenza complementare. Anche perché la riforma degli Oicr, a conti fatti, va a penalizzare proprio i fondi pensione: che si vedono ridurre la propria convenienza rispetto ai fondi comuni, visto che per loro resta l’imposizione dell’11% l’anno. A parità di costi e di mercato, i fondi comuni lordisti ottengono in vent’anni rendimenti superiori del 10% rispetto ai fondi pensione, come spiegato su «Plus24» sabato 9 aprile. Numeri che hanno prodotto un’interrogazione parlamentare su come allineare la fiscalità di strumenti che a questo punto rischiano di diventare concorrenti. Per questo si muove l’Abi, impegnata a rendere più efficienti i fondi preesistenti dei loro dipendenti e che valgono il 40% dell’intero mercato previdenziale; l’Ania, in occasione di una recente audizione parlamentare. E l’Assogestioni presieduta da Domenico Siniscalco, ex collaboratore di Tremonti: per molti difficilmente potrebbe abbandonare al suo destino fiscale i fondi pensione aperti dei suoi associati, dopo aver incassato la riforma sui fondi comuni. Da parte sua la Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha fatto due conti; l’aliquota annua dell’11% sui rendimenti ha prodotto entrare in continuo calo: 188 milioni di euro nel 2006, 114,6 nel 2007, nel 111 nel 2008 e nel 2009 67,7 milioni. Meno delle stime ufficiali del Dipartimento Politiche Fiscali e dell’Agenzia delle Entrate che parlano di un incasso annuo di 140,8 milioni. Covip ha scritto prima al Ministero del Welfare e poi all’Economia con lo scopo di sensibilizzare l’Esecutivo sul disallineamento che si andrà a creare. Da evitare cancellando quel magro 11% e quindi, sottolinea Covip, aumentando la base impositiva al momento del riscatto (e le entrate del Fisco), i rendimenti finali dei fondi pensione e anche le adesioni e la copertura previdenziale dei lavoratori. L’incentivo fiscale, in definitiva, funziona in modo semplice.

di Gordon Gekko

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