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Un 2010 a due facce per i fondi pensione dei dirigenti

I problemi arrivano sempre da dove non te li aspetti: chi l’avrebbe detto che i grattacapi per i fondi pensione sarebbero stati causati dai titoli di stato italiani? E quale detrattore della previdenza complementare avrebbe il coraggio di puntare il dito contro i BTp, che hanno risentito nella seconda parte del 2010 di forti scossoni sul mercato secondario? Il tema è oggetto di valutazione e discussione in occasione dei primi bilanci provvisori relativi all’anno appena chiuso. Non solo i vertici e gli aderenti ai fondi pensione negoziali, aperti e Pip (vedi «Plus24» di sabato scorso 22/01/2011) si interrogano su quanto accaduto e su come correggere il tiro, ma anche la vasta platea dei fondi preesistenti. Tra questi occupano uno spazio particolare quelli rivolti ai dirigenti italiani, Previndai (industria, 5,8 miliardi di euro di patrimonio) e il Fondo Mario Negri (aziende commerciali e di spedizione e trasporto, 1,5 miliardi di patrimonio). La stragrande parte delle loro risorse, anche oltre il 90%, è affidata a gestioni assicurative; ciononostante l’avvio di comparti finanziari, con diversi profili di rischio, ha indirizzato l’attenzione verso la gestione di mercato.

«È stato un anno dal punto di vista finanziario abbastanza strano e volatile – dice Alessandro Baldi, presidente del Mario Negri, le cui gestioni finanziarie oscillano tra lo 0,31 e il 2,63%, mentre i conti individuali, che cumulano i contributi diversi dal Tfr, segnano un +2,13% –: i problemi sono arrivati da dove non ce l’aspettavamo». Riflessioni che hanno spinto Fondo Mario Negri a rivedere alcuni mandati (che, lo ricordiamo, per questo fondo non hanno una scadenza temporale determinata): quello obbligazionario globale da circa 100 milioni di euro ad Hsbc è stato interrotto e gli asset sono stati affidati a Epsilon a partire dal primo gennaio scorso. «Non ci ha convinto – continua Baldi – la scelta di privilegiare l’abbattimento della volatilità alla ricerca del rendimento; riteniamo che il gestore che abbia colto le opportunità offerte dal mandato». Oltre a Epsilon sono stati coinvolti per gestire la componente obbligazionaria Generali, Allianz, Swiss and Global (ex Julius Baer) e Groupama, con 50 milioni di ciascuno. Quale missione è affidata loro? «Abbiamo una filosofia total return, che punta a tenere bassa la volatilità e i rischi: pur concordando con i gestori un benchmark, identifichiamo un target di rendimento che è il 4,5%, che è il nostro risultato medio di lungo termine e che ci consente l’equilibrio con le riserve per le erogazioni ai pensionati».

Anche Previndai ha deciso di cambiare alcuni suoi gestori. Obiettivo, aumentare la diversificazione del suo portafoglio: «Questo processo ha assorbito più tempo di quanto pensavamo – dice Franco Di Giovanbattista, direttore del fondo che ha chiuso in leggero calo i comparti bilanciati, con quello assicurativo poco sotto un +3,5% netto –: complice una serie di difficoltà normative e l’approccio guardingo dei gestori stessi che vogliono siglare contratti non troppo vincolanti per loro. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta e il 1° gennaio i mandati sono partiti».

Anche i rendimenti di Previndai sono stati frenati dalla crisi dei titoli di stato italiani nell’ultima parte del 2010. Tanto che i rendimenti dei due comparti finanziari sono passati in territorio positivo; dati che i vertici del fondo intendono spiegare a quella parte minoritaria di aderenti i cui contributi vengono versati solo in queste linee, con una comunicazione ad hoc. «L’obiettivo di un fondo pensione – aggiunge Di Giovanbattista – è in definitiva quello di incrementare la posizione degli iscritti. Una "cartina tornasole" di quanto abbiamo fatto negli ultimi anni è quanto ha versato al fisco Previndai in questi anni: in particolare il prelievo dell’11% sul rendimento prodotto. Nel 2007 abbiamo versato 17 milioni di euro, 19,4 nell’anno peggiore della crisi ossia il 2008; poi 19,8 nel 2009 e stimiamo di versare all’erario 19,6 milioni di euro per quanto riguarda il 2010».

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