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A Firenze si prova ad archiviare il conflitto generazionale

Quasi tre pensionati per ogni lavoratore. Basta questa proporzione per fotografare la singolarità di un fondo pensione che vive nel delicato equilibrio tra interessi e forza di tre soggetti differenti: i lavoratori attivi, i pensionati e l’azienda. Che tra l’altro è garante finale del fondo stesso. Ma il caso del Fondo Pensione di CaRiFirenze (gruppo Intesa Sanpaolo) è per molti versi paradigmatico: in futuro potrebbero essere molti i fondi pensione preesistenti (nati cioè prima della riforma del ’93) ad avere una platea sbilanciata in misura rilevante a favore dei molti pensionati e con pochi attivi. Tanto da condizionare la sua politica gestionale.

Il caso del fondo pensione fiorentino è esploso poco più di un anno e mezzo fa, quando per «insormontabili divergenze» nella governance – in particolare tra parte datoriale e sindacale – il ministero del Welfare aveva deciso il commissariamento, nella persona di Roberto Aguiari, docente di Economia all’Università Roma 3. Il suo mandato ora è agli sgoccioli: sta terminando di redigere il nuovo statuto del fondo, che verrà sottoposto nelle prossime settimane al referendum tra i lavoratori e i pensionati della banca (i titolari di una rendita reversibile non hanno diritto di voto). Se bocciato, il fondo andrebbe verso lo scoglimento, in quanto il mandato del commissario non è più rinnovabile. Insieme si terranno le elezioni per il nuovo collegio sindacale e il nuovo consiglio di amministrazione: come prima del commissariamento, ci sarà egual numero di rappresentati tra parti datoriale e sindacale; ma, a differenza dal passato, secondo quanto emerge da indicazioni relative al nuovo statuto – che nei prossimi giorni verrà comunicato alla platea di riferimento – prevederà la presidenza a rotazione annuale tra le due parti e voto doppio al presidente in caso esito pari nelle votazioni.

Basterà a placare la proverbiale litigiosità dei bancari ed ex bancari fiorentini? Di certo, un ruolo determinante nella vita del fondo ce l’ha l’Associazione pensionati C.R.F.: che anche nel nuovo Cda potrà contare su quattro seggi su cinque a disposizione della parte sindacale: con un premio, quindi, rispetto alla loro proporzione sulla platea di iscritti (ieri sono scaduti i termini per la presentazione delle liste dei pensionati e dei lavoratori attivi). La loro opinione sarà determinante quando il fondo si adeguerà alle norme Covip sulla 252/2005 anche ai fondi preesistenti. Con un occhio di riguardo per il livello delle erogazioni, cui i pensionati prestano ovviamente molta attenzione e che amerebbero veder ritoccate all’insù. L’associazione giudata da Raffaello Bartolozzi considera eccessivo il tasso di crescita media delle retribuzioni, che impone di accantonare in riserve matematiche somme, dicono all’associazione, sottratte così a quelle destinate alle pensioni di scorta. Ad effettuare la stima attuariale del fondo pensione, Gennaro Olivieri, docente di Matematica finanziaria alla Luiss, che ha adottato al fondo di CaRiFirenze la stessa stima di crescita della dinamica retributiva di tutto il gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

Centrale è poi il tema della valorizzazione del patrimonio immobiliare: Scenari Immobiliari e Reag indicano una forchetta ai valori presenti tra i 310 e i 370 milioni di euro. Una migliore valorizzazione di questi immobili potrebbe, nelle speranze dei pensionati, migliorare le prestazioni pensionistiche. Ipotesi poco condivisa dal commissario straordinario e dall’attuario le cui previsioni attuariali si allungano per 50/70 anni, finchè gli ultimi aderenti oggi attivi al fondo andranno in pensione e poi lasceranno agli eredi la rendita reversibile. Under 50 che potranno contare su prestazioni di primo pilastro decisamente inferiori di quelle di chi va oggi in pensione. Il rischio è che anche nel nuovo Cda riprenda il conflitto generazionale tra gli attivi e i pensionati.

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