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La scelta di Antonio T.

Antonio ha scelto la rendita. Poteva incassare tutto ciò che il suo fondo pensione aveva accumulato durante il periodo di accumulazione. Ma ha preferito ricevere una cifra modesta ogni mese piuttosto che tutto il capitale in un’unica soluzione. Un braccio di ferro con il destino? Non proprio, perché Antonio ha scelto una rendita controassicurata: in caso di suo decesso, cioè, il capitale residuo e non tradotto in rendita andrà ai beneficiari da lui indicati. La controassicurazione è offerta come prestazione accessoria – ma determinante – dai fondi pensione ai loro iscritti: un'opportunità per evitare di dover ingaggiare un braccio di ferro con il destino scegliendo un'opzione tra rendita e capitale in un'unica soluzione. L’opzione trasferisce sulla compagnia assicurativa che si occupa di erogare la prestazione, l’alea legata all’allineamento tra durata della vita media e vicende individuali. Cosa ne pensate? Aspettiamo i Vostri commenti.

Scarica La posizione di Antonio T

  • armando |

    E’ assolutamente ciò che cercavo! Finalmente ci siamo arrivati. Poi sarà da valutare, ma offre una possibilità di scelta in più.

  • Paolo Tirabassi |

    L’assicurazione della rendita ovviamente ha un costo, che va a diminuire la rendita stessa.
    E’ una scelta di compromesso tra la finalità specifica del fondo pensione – garantire una rendita quando ci si ritira dall’attività – e quello che potremmo definire un suo utilizzo improprio, accumulare un capitale per sè o per gli eredi.
    La prima fondamentale “assicurazione” prestata dai fondi pensione dovrebbe restare quella contro il rischio di sopravvivenza. Contro il rischio, cioè, di vivere più a lungo del proprio capitale. La rendita è proprio questo: un flusso di denaro che non finisce mai, per quanto si possa vivere.
    Nella mia esperienza posso vedere come i patrimoni delle persone anziane possono effettivamente correre il rischio di esaurirsi, a causa di spese di mantenimento, assistenza e cura complessivamente molto superiori a quelle di una persona giovane ed in salute. Garantirsi una rendita sufficiente – posto che sia possibile – potrebbe essere già un bel regalo da fare agli eredi.

  • Franco |

    La rendita è inadeguata?
    I fattori di conversione del capitale in rendita applicati da Cooperlavoro sono quelli ottenuti attraverso la gara collettiva di Assofondipensione e attualmente sono fra i migliori presenti sul mercato. L’eventuale problema di inadeguatezza nel caso specifico non è quindi interno al Fondo, ma potrebbe essere riferibile al breve periodo di partecipazione al Fondo – 10 anni – e alla conseguente esiguità del montante accumulato.
    Vorrei però fare presnte un concetto che noi partecipanti al dibattito sulla previdenza, esperti e relativamente benestanti, tendiamo a dimenticare. L’assegno della previdenza complementare va commisurato al reddito finale del lavoratore e giudicato sul contributo che da al tenore di vita complessivo del pensionato. Chi percepisce 1000 euro di pensione pubblica non giudica con la nostra sufficienza 130 euro di integrazione. L’antico concetto di “utilità marginale” ci può aiutare a concludere se è molto o se è poco, credo. Io penso che chi non ha necessità vitali di liquidità al pensionamento dovrebbe valutare, prima un periodo di contribuzione volontaria fiscalmente molto interessante, e poi considerare con attenzione l’opzione rendita. Franco

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