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Il Craipi, fondo pensione della Rai, archivia il suo “ventennio”

Era il 1989: Anna Oxa e Fausto Leali vincevano Sanremo cantando «Ti lascerò», Alberto Tomba stracciava nello slalom Marc Girardelli, l’Inter di Trapattoni batteva tutti i record di vittorie. In quei giorni Anna Laganà prendeva la guida del Craipi, il fondo pensione dei dipendenti non giornalisti e no dirigenti Rai. Vent’anni dopo c’è voluto del bello e del buono – compreso un esposto alla Corte dei Conti per la mancata convocazione delle elezioni del Cda – per convincere i vertici della Radio televisione italiana a non riconfermarla alla guida del fondo pensione preesistente.

Quattro lustri di «regno» che hanno procrastinato a dismisura la fase embrionale del fondo pensione. Coriacea e inossidabile, l’anno scorso Laganà si era ricandidata alla presidenza del Craipi, nonostante il suo pensionamento. C’è voluta tutta la forza d’urto della rappresentanza sindacale (ma non solo), accumulata in anni di governance frustrata, per convincere l’azienda a chiudere definitivamente questa fase storica e a indire le elezioni nell’aprile 2009, che hanno portato al nuovo consiglio d’amministrazione e la nomina di un nuovo presidente (indicato per statuto tra i rappresentanti dell’azienda). Franco Boccia insediatosi a inizio 2010, ha davanti a sè il compito di traghettare il fondo pensione verso lidi più in linea con la normativa e con le best practice della previdenza complementare. L’opera di normalizzazione della struttura previdenziale ha previsto come primo passo la chiusura del bilancio 2009, approvato martedì scorso, che registra un rendimento di gestione pari al 4,6%.

La gestione

Il patrimonio dei 7.834 aderenti al fondo ammontava al 31/12 scorso a 207 milioni di euro, con una quota rilevante in polizze assicurative: 80 milioni di euro in contratti sottoscritti con diverse compagnie (Cattolica, Fata, Helvetia, Ina Assitalia, Genertel life, Ras, Axa, Zurich, Liguria Assicurazioni); per un capitale assicurato che rispetto al totale è salito dal 28% del 2005 al 38% di oggi. La restante parte è assegnato in gestione ad un pool di soggetti cui è stato affidato un mandato sostanzialmente senza una scadenza prefissata. All’avvocato Boccia tocca ora rivedere gli accordi con i gestori, per assegnare mandati al termine di una gara pubblica: «Entro l’anno in corso – dice il presidente del Craipi – contiamo di completare una fase di monitoraggio sul portafoglio, per poi procedere a importanti cambiamenti. Non contiamo di avvalerci di advisor esterni (anche se non lo escludiamo a priori) ma in via prioritaria faremo leva sulle ottime professionalità presenti nel consiglio».

La governance

Uno dei nodi cui metter mano è proprio la governance del fondo pensione. Lo statuto è stato adeguato alla 252/2005, la legge quadro della previdenza complementare (salvo che per la banca depositaria), ma in alcuni punti convince poco: la nomina da parte dell’azienda del presidente, per esempio, senza alternanza con rappresentanti dei datori di lavoro; o la scelta del direttore tra i consiglieri, che crea una sovrapposizione di ruoli tra controllore e controllato. Tanto che la Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione ha sanzionato il Craipi per non aver verificato i requisiti di professionalità e di onorabilità del suo direttore. Che era già consigliere e passato ai raggi X in occasione di quella nomina precedente.

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