Le pensioni pubbliche? Tra il 58 e il 43% dell’ultimo stipendio

Chi andrà in pensione nel 2035 riceverà dalla previdenza pubblica il 58% dell'ultimo stipendio se viene da un contratto a tempo indeterminato e il 43% se 'parasubordinatò, contro gli attuali tassi dell'80-70%. Lo afferma il Rapporto sullo Stato sociale 2010 presentato dall'Università Sapienza di Roma e dell'Università degli Studi Bicocca di Milano. Secondo il Rapporto, gli italiani vedono anche crollare il proprio potere d'acquisto: nel 1990 il 35-40% riteneva 'non adeguatò il proprio stipendio, oggi gli scontenti sono arrivati al 70%. In calo anche la spesa sociale in Italia: fatta 100 la media europea, gli investimenti procapite sono passati da 84 punti nel 1997 ai 77 del 2006. Male, soprattutto in questo periodo di crisi, anche la formazione: l'81% delle imprese danesi organizza la riqualificazione dei dipendenti, contro il 70% della Francia, il 65% della Gran Bretagna, il 55% della Germania e il 27% dell'Italia.  A proposito di Sanità, il Rapporto dice che «la prova principale sarà l'applicazione del federalismo fiscale: la delimitazione del finanziamento statale alle spese considerate essenziali accentuerà ulteriormente le prestazioni pubbliche offerte in ciascuna Regione, lasciando comunque più spazio al mercato sanitario locale e alle assicurazioni integrative private».

Ancora più pessimistici gli studi riportati da Angelo Marano, direttore generale del ministero del Lavoro. Secondo ricerche statistiche, con le quali negli istituti di previdenza si proietta quanto può succedere nel prossimo futuro, a 65 anni con 'carriere piattè – cioè soprattutto operai, impiegati e dipendenti della pubblica amministrazione – verso il 2030 il sistema pensionistico pubblico coprirà il 45% dell'ultimo stipendio, contro un attuale livello di circa l'80%. Per chi ha invece carriere più 'dinamichè, la media a 65 anni sempre nel 2030 sarà di una 'coperturà del 40% dell'ultimo stipendio, contro un assegno attuale prossimo al 70%. Ma non è che vada molto meglio con i fondi pensione. Il Rapporto sullo stato sociale 2010 indica che ai fondi privati sono iscritti 2,8 milioni di italiani, più il milione e mezzo iscritto ad assicurazioni individuali e circa 700mila a fondi preesistenti alla riforma del 1993, per un totale di quasi 5 milioni di iscritti. Il tasso di adesione alla previdenza integrativa è così del 26% tra i lavoratori dipendenti del settore privato e del 20,7% tra tutti gli occupati. «Non si tratta di valori bassi – affermano gli autori del Rapporto – ma le aspettative del Governo quando fu varato il semestre di silenzio-assenso erano che si arrivasse al 40%». 

«Ma quello che va considerato – afferma Felice Roberto Pizzuti, curatore del Rapporto – sono soprattutto le oscillazioni dei rendimenti e le spese di gestione dei fondi pensione che, in entrambi i casi, sarebbe bene fossero minime». Invece tra il 1999 e il 2008 i rendimenti annui dei fondi negoziali sono oscillati da +11,3% a -6,3%, quelli dei fondi aperti da +24% a -14%, mentre il Tfr è rimasto molto più stabile su rendimenti positivi compresi tra il 3,6% e il 2,3%. (ANSA)

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