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Marè (Mefop): “Una nuova campagna sui fondi pensione”

«L’indagine condotta da Mefop e Cnel mostra l’esistenza di uno "zoccolo duro" di lavoratori che non ha intenzione di passare dal Tfr alla pensione complementare. Per aumentare il numero di aderenti, è indispensabile potenziare le attività di comunicazione e informazione al pubblico, chiarendo la reale entità della pensione pubblica e facendo leva su un’adeguata moral suasion». È quanto afferma Mauro Marè, presidente del Mefop, che commenta così i risultati della ricerca sugli italiani e i fondi pensione.

Mare

Presidente, come includere quel 31% di non aderenti che non ha la possibilità di risparmiare a sufficienza?

C’è una parte di italiani che non aderisce ai fondi pensione per problemi reddituali e che avrà una pensione pubblica molto bassa. Per tutelare questi lavoratori si potrebbe, ad esempio, rendere obbligatoria la previdenza complementare, ma è un’ipotesi che solleva molti problemi e non convince. In alternativa, si potrebbe riconsiderare l’istituzione di una pensione sociale su base tributaria e non contributiva, con alcuni correttivi per evitare i casi di azzardo morale.

Gli intervistati ritengono il sistema pensionistico privato più remunerativo di quello pubblico, ma anche più sicuro. Un paradosso?

In realtà, no: il sistema pensionistico pubblico sconta il rischio finanziario e al tempo stesso quello politico. Anche per questo, non è incoerente che a rendimenti più alti si associno rischi più bassi.

Anche fra gli aderenti c’è scarsa attenzione alla propria posizione pensionistica…

La ricerca mostra chiaramente un "effetto gregge", un’adesione per imitazione rispetto al gruppo sociale di riferimento. Questa inerzia si traduce anche in un mancato adeguamento della posizione previdenziale all’avanzare dell’età lavorativa. Per questo potrebbe essere opportuno introdurre dei meccanismi che aggiornino automaticamente l’allocazione dei singoli portafogli, diminuendo ad esempio la componente azionaria e aumentando quella obbligazionaria ogni 4 o 5 anni di contributi, senza attendere un input da parte del lavoratore.

Andrea Curiat