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Covip, l’arrivo di Finocchiaro

Finocchiaro
Il suo nome ha messo tutti d’accordo. Antonio Finocchiaro tra pochi giorni si insedierà come presidente di Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione. Rileverà l’incarico da Bruno Mangiatordi, presidente vicario dal settembre scorso, alla scadenza del mandato di Luigi Scimìa. Pugliese, classe ’38, in Banca d’Italia da quasi mezzo secolo (è entrato nel 1961), Finocchiaro è stato scelto dal Ministero del Welfare Maurizio Sacconi (la normativa gli affida l’incarico di proporre il nome per il ruolo, che poi passa al vaglio del Parlamento, del Quirinale e della Corte dei Conti) in ragione di un curriculum tra i più prestigiosi tra i gran commis delle autorità di vigilanza.

Il curriculum

Prima al Servizio Studi poi al Servizio Elaborazioni e Sistemi Informativi della Banca d’Italia, Finocchiaro si è quindi occupato della macchina organizzativa dell’istituto; gestendo, tra l’altro, il coordinamento delle attività connesse al passaggio all’euro del sistema bancario italiano. Fino al delicato incarico di gestire la redistribuzione delle risorse umane, a seguito della chiusura di alcune sedi. Finocchiaro esce da Banca d’Italia da Vice Direttore Generale, membro cioè del Direttorio dell’Istituto.

Il legame

Combattivo, rigoroso, estremamente attivo e competente. Oltre a questi aggettivi Antonio Finocchiaro può vantare – sottolineano molti osservatori – un’arma in più: la vicinanza culturale con lo stesso Sacconi. Entrambi provenienti dall’area socialista, entrambi lontani dall’ortodossia di partito ma al contrario anzi aperti al dialogo e al confronto. Per l’uomo della vigilanza sono caratteristiche di famiglia: Beniamino Finocchiaro, il fratello maggiore, era stato senatore del Psi e sottosegretario al Tesoro con Bettino Craxi, per poi assumere la presidenza della Rai. Ma la domanda che tutti si pongono è: al di là del mandato formale, indicato dalla normativa, con quale missione Finocchiaro è stato chiamato in Covip?

L’agenda

In particolare: la crescita delle adesioni resterà al centro dell’attenzione anche della sua commissione? Da decenni, ormai, lo è e i risultati non sono stati esaltanti. E le priorità del recente passato e del prossimo futuro – dalla vicenda Alitalia, alla crisi finanziaria alle ripercussioni in termini di Welfare – rischiano di togliere spazio alle scelte di lungo termine per antonomasia come la previdenza complementare. Finora le pensioni di scorta non sono state al centro dell’attenzione di Sacconi, che pur aveva annunciato interventi entro la fine 2008. Sarà interessante capire se Finocchiaro continuerà l’opera del suo predecessore, Luigi Scimìa, che si è speso molto sul tema, oppure se si muoverà nell’alveo della vigilanza pura, alzando l’acceleratore dal pedale della diffusione. Anche perchè, lo ricordiamo, la normativa pone l’Esecutivo in conflitto di interessi: l’adesione ai fondi pensione sottrae il Tfr dei lavoratori (attivi in aziende con oltre 49 addetti) al Fondo di Tesoreria, che fino al giugno scorso vantava una dote per le Casse dello Stato di oltre 6 miliardi di euro.

Comunicazione e trasparenza

È di certo attesa una mossa sulla comunicazione agli iscritti per completare e dettagliare il lavoro iniziato con la definizione del progetto esemplificativo: la cosiddetta «bussola previdenziale», nella sua elaborazione non ha soddisfatto in pieno gli attori del sistema. Si presume che la Covip di Finocchiaro renderà più raffinato ed efficiente questo strumento di analisi delle scelte dei lavoratori. E non è escluso un intervento sulla pubblicità delle sanzioni: la delibera Covip del 30/5/2007 prevede che il provvedimento sanzionatorio venga pubblicato «per estratto» sul Bollettino Covip; che a differenza di quanto accade per altre Authority di vigilanza non è disponibile online ma stampato ogni quattro mesi. Con una diffusione semi-clandestina.