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Adesioni, la riscossa di fondi aperti e di Pip sui negoziali. Ma tutti soffrono per i rendimenti

Subprime, crisi del credito, petrolio alle stelle, inflazione, stagflazione: in questo scenario è ben difficile immaginare risultati soddisfacenti per i mercati finanziari e dunque per le gestioni previdenziali. Un semestre tra i più difficili della recente storia: solo a giugno Wall Street ha perso oltre il 10%, il peggior mese dal 1930 e Piazza Affari al giro di boa di metà anno segna un meno 30%. E mentre i tassi Bce salgono, si riduce la disponibilità economica delle famiglie italiane, che tagliano consumi e obiettivi a lungo termine: compresa l’adesione alla previdenza complementare.

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Eppure le reti di promotori finanziari o di agenti, riescono a fare nuovi iscritti a un tasso ben superiore a quello del mondo dei fondi negoziali. L’inchiesta di «Plus24» sul mondo delle pensioni di scorta in questo primo semestre 2008, registra numeri di tutto rispetto per i fondi aperti, che incrementano le iscrizioni di circa 28mila unità (a pagina 48 di Plus24 i dati sui rendimenti e i rating dei fondi pensione aperti) e soprattutto dei piani individuali pensionistici: il campione preso in esame, rappresentativo di circa il 75% del mercato, vede da inizio 2008 70.732 nuove adesioni solo di lavoratori dipendenti privati, per un totale che sfiora i 400mila iscritti alle polizze previdenziali. Molti dei quali abbandonano proprio i fondi di categoria per abbracciare le polizze previdenziali.
Un successo di pubblico anche se non di critica, visto che i Pip sono strumenti opachi (difficile capire per esempio in cosa investono e quanto rendano) e costosi: dal 3,6% in caso di adesione per due anni all’1,5% a 35, contro gli aperti che scendono dal 2 all’1% e i negoziali dall’1,1 allo 0,3% (dati Covip, Relazione annuale 2007). Se si considera che l’1% di costo in più riduce la rendita del 20% a 35 anni, si può ben dubitare che quella di questi lavoratori sia stata la scelta più efficiente.
Resta il fatto che ciò a cui stiamo assistendo è la riscossa delle forme individuali su quelle collettive, dei professionisti del risparmio sui delegati sindacali, del pressing di chi è remunerato in ragione di ciò che colloca (e quindi in conflitto di interessi) sullo spirito volontaristico di soggetti no profit. Che spesso sono a corto di argomenti per convincere i colleghi ad aderire ai negoziali, cresciuti nel semestre di 39.754 nuovi aderenti, visti chiari di luna della quarta settimana e dei mercati finanziari.
Quali argomenti? Oltre ai benefici fiscali, alle anticipazioni a disposizione dell’iscritto, centrale è il tema del lungo termine: il risparmio previdenziale ha durata pluridecennale e i ribassi di uno o più anni non deve spaventare. Tant’è che proprio i negoziali attivi finanziariamente da più tempo sperimentano questa dinamica: Fonchim guadagna in dieci anni e sei mesi il 44,5% contro un Tfr al 35,6%. Mentre il preesistente Previndai dal 1991 registra, pur con una linea assicurativa, un +240%.
Questo il big picture. Ciò non toglie che i risultati nel breve non debbano essere analizzati con cura e attenzione: in assoluto il rendimento medio ponderato tra tutte le linee dei negoziali è sceso nel semestre del 3,75%, con cali a doppia cifra per alcune linee a maggiore vocazione azionaria (dal -11,36% di Fopen al -13,39% di Previvolo ). Pochi i comparti in rialzo e comunque lontani dalla rivalutazione del Tfr che, complice un’inflazione alle stelle, viaggia oltre il 2% nel semestre.
E il rendimento relativo come è andato? Diciamo subito che in 39 casi su 89 i gestori hanno battuto il benchmark di riferimento; ma è un dato con molti ma. Giusto per la statistica: in dieci di questi 39 casi infatti si tratta di linee garantite, in altri 27 casi la performance, pur migliore dell’indice di riferimento, è comunque negativa, mentre solo in due casi l’extrarendimento è in territorio positivo: il liquidità di Fondav e l’obbligazionario a breve di Previvolo .
Dinamiche che non risparmiano anche i prodotti individuali, Pip e aperti. E anche al capitolo adesioni, il comparto non presenta tutte rose e fiori: a Intesa Previdenza , nel semestre le adesioni scendono da 115.050 a 111.880; e solo in piccola parte la società è riuscita a intercettare i lavoratori dipendenti (vedi tabella); in calo anche Ergo Previdenza e Gestielle -Banco Popolare: effetto sulle adesioni delle operazioni straordinarie (l’annunciata cessione in un caso e la fusione nell’altro) della capogruppo.