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Guida alla convenienza del riscatto della laurea

Riscattare gli anni di laurea sicuramente conviene, ma le anticipazioni dal montante accumulato in un fondo pensione è un elemento importante da considerare. Sono molti i fattori da considerare  per il “calcolo di convenienza” da compiere, prima della scelta: dall’entità dell’esborso per il riscatto, al numero di ani alla pensione, adl regime (retributivo o contributivo). Fino ai rischi connessi ad entrambe le scelte: rischio politico, che la normativa cambi, per il riscatto di laurea, un rischio più vicino a quello “di mercato” per la previdenza privata. Ma andiamo con ordine…..

Riscattare gli anni di laurea sicuramente conviene, ma le anticipazioni dal montante accumulato in un fondo pensione è un elemento importante da considerare. Sono molti i fattori da considerare  per il “calcolo di convenienza” da compiere, prima della scelta: dall’entità dell’esborso per il riscatto, al numero di ani alla pensione, adl regime (retributivo o contributivo),. Fino ai rischi connessi ad entrambe le scelte: rischio politico, che la normativa cambi, per il riscatto di laurea, un rischio più vicino a quello “di mercato” per la previdenza privata. Ma andiamo con ordine. La nuova normativa (legge 247/07) agevola il riscatto degli anni di laurea, in particolare allungando il periodo di versamento a 10 anni di una cifra certa e che non è più destinata a crescere, come accadeva in passato. Ogni euro destinato a questo scopo "rende" più di un altro conferito al secondo pilastro, soprattutto se gli anni riscattati riguardano il periodo retributivo, ossia fino al 1995. I fondi pensione, dalla loro, offrono però la possibilità al lavoratore di ottenere anticipi in forma di capitale per un’ampia casistica (l’80 per spese mediche e anticipo acquisto prima casa, 30% su richiesta non motivata). Ma le due opzioni non sono necessariamente alternative: logica vorrebbe che un lavoratore riscatti gli anni di laurea e destini magari il proprio Tfr ad un fondo pensione. Disponibilità economiche permettendo, ovviamente.

Comprendere i passaggi del calcolo aiuta a valutare l’effettivo grado di convenienza: che non è assoluta ma relativa al proprio profilo previdenziale. Per questo abbiamo provato a mettere a confronto i risultati dei versamenti necessari per il riscatto degli anni di laurea con quelli ad un fondo pensione di categoria.

I REGIMI DA UTILIZZARE

Il confronto è possibile finché mettiamo a raffronto il risultato finanziario del fondo pensione con un riscatto di anni in regime contributivo, dal momento che utilizziamo gli stessi parametri. In questo caso, il calcolo di quanto versare per riscattare gli anni universitari prevede l’applicazione dell’aliquota fiscale relativa al reddito corrente (dell’anno in cui si chiede il riscatto), moltiplicando il risultato per il numero di anni del corso di laurea; una cifra da diluire nei 120 mesi successivi, considerando il periodo temporale più lungo consentito dalla normativa. Per chi invece può riscattare gli anni precedenti il 1996, ossia nel regime retributivo, il risultato è la riserva matematica che copre l’incremento che avrà la pensione per gli anni riscattati. Il calcolo è decisamente più complesso, ma basti sapere che allo stesso fine sarà necessario versare una cifra meno consistente rispetto a quanto richiesto dal regime contributivo. Da tener presente, comunque, che questa cifra inferiore andrà a produrre negli anni una rivalutazione inferiore, in ragione dei meccanismo di calcolo e del tempo, fino alla pensione.

IL MECCANISMO DI CALCOLO

Sia per il riscatto di anni in regime contributivo, sia per il conferimento a un fondo pensione, abbiamo ipotizzato i rendimenti futuri sulla base dei dati storici: attribuendo cioè alla rivalutazione dei contributi di primo pilastro il tasso di crescita attuale, pari al 4% (Pil lordo, ossia Pil netto più inflazione). Una percentuale superiore al 3,77% ottenuto negli ultimi dieci anni da chi ha aderito tra i primi a Fonchim, il primo fondo pensione dei chimici ad aver avviato una gestione finanziaria, e che all’avvio del multicomparto ha scelto la linea bilanciata. C’è da dire che i pochi e "fortunati" aderenti a Fonchim che nel 2003 sono passati sulla linea a maggior esposizione in azioni, grazie al recupero fino al 2006 delle Borse realizzano ad oggi un rendimento medio annuo del 5,6%: una performance che l’ultimo anno di ribassi ha ridotto dal 6,4% del marzo scorso. È sempre il caso di ricordare l’effetto dei rendimenti composti su un capitale versato: applicando il 4% annuo si ottiene in 17 anni una rivalutazione del 100% di quanto conferito in un’unica soluzione e del 200% dopo 28 anni: un risultato che di cui potranno beneficiare i più giovani, che hanno più tempo per far fruttare quanto riscattato. Il meccanismo dei rendimenti composti agevola anche la previdenza complementare: anche se i tassi di crescita non vengono capitalizzati (il rischio finanziario fa sì che il montante possa decrescere), i rendimenti positivi si applicano sul montante prodotto fino a quel momento dalla gestione finanziaria.

I DIVERSI BENEFICI FISCALI

Le norme prevedono che in fase di conferimento i versamenti destinati ad entrambe le opzioni siano dedotti dall’imponibile: totalmente in caso di riscatto degli anni di laurea (o detraibili fino al 19% se è il genitore del neolaureato a versare la cifra), fino ai 5.164,57 euro l’anno, in caso di adesione ad un fondo pensione (ma solo per la parte di versamento volontario più la quota datoriale, non per il Tfr). Si noti che chi ha un reddito imponibile di 39.125.53 euro annui ha agevolazioni equivalenti per entrambi i casi: chi guadagna di più avrà benefici anche in caso di riscatto. In fase di erogazione della prestazione, invece, la previdenza complementare ottiene dal fisco un vantaggio superiore rispetto al riscatto di laurea: il prelievo è dell’11% sul rendimento annuo e oscilla tra il 9 e il 15% sul risultato finale. Comunque meno dell’aliquota sul primo pilastro, mai inferiore al 23%.

C’E’ TASSO E TASSO

C’è una grossa differenza tra i tassi di conversione: quelli pubblici di primo pilastro sono più generosi di quelli di secondo pilastro: che hanno obiettivi attuariali, puntano cioè alla stabilità della gestione, considerando una pluralità di fattori quali le differenti aspettative di vita tra uomini e donne. La generosità della previdenza di primo pilastro produce però ogni anno un deficit, che si cumula al debito pubblico. Che grava sul conto delle generazioni presenti e future.