Oltre il Tfr

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I nostri Blog

Benvenuti a Oltre il Tfr

Questo blog non intende fornire una consulenza previdenziale sulle singole posizioni dei lettori. Quanto piuttosto spiegare le ragioni e le modalità con cui si evolve il nostro rapporto con le pensioni: quelle obbligatorie e quelle complementari, decollate con la riforma del Tfr.

Si tratta di analizzare insieme le novità che l'attualità di riserva, scoprendo cosa accade all'estero, indicando i casi in cui sono state prese soluzioni più o meno corrette ai problemi sul tappeto: dall'invecchiamento della popolazione, per esempio, alla bassa rivalutazione degli assegni pensionistici o all'evoluzione dei prodotti previdenziali.

Una guida, in definitiva, per allargare le nostre conoscenze sull'argomento: e aiutare ciascuno a compiere le proprie scelte in materia, nel modo più efficiente.

L'obiettivo é evitare il rischio di sopravvivere al proprio denaro: ossia di non poterne disporre, proprio quando ne avremo più bisogno.

Su tutte queste notizie, ovviamente, aspettiamo le Vostre opinioni.

10/07/09

Cometa sceglie l'advisor per la gestione di 4 miliardi

Ancora pochi giorni e si saprà chi sarà il consulente che collaborerà con il fondo pensione Cometa (metalmeccanici) nella scelta dei gestori finanziari. La ricerca di un advisor era stata ufficializzata stata tramite un annuncio su «Il Sole 24 Ore» del 25 maggio scorso. Cometa gestisce un patrimonio di circa 4 miliardi di euro, contributi versati da 475mila aderenti. Il mandato consulenziale, quindi, è particolarmente ambìto: il fondo pensione dei metalmeccanici è la più importante strutture di secondo pilastro italiana. Per i comparti Reddito e Crescita il consulente dovrà fornire anche un supporto alla ri-definizione dell’asset allocation strategica. Le prime indiscrezioni dicono che i vertici di Cometa sono all’opera per stringere su una short-list di candidati; tra questi ci sarebbe Mangusta Risk, di Andrea Canavesio, Mercer, guidata in Italia da Carl De Montigny, Bfinance, cui è recentemente approdato l’ex Eurizon Eugenio Namor e i ticinesi di Kieger. Il consiglio d’amministrazione di Cometa sceglierà tra questi candidati il prossimo 21 luglio. Proseguono intanto i lavoro in Fonchim per la riorganizzazione dei comparti di investimento, dopo gli insoddisfacenti risultati della linea Moneta, particolarmente penalizzata negli ultimi due anni, causa l’alta esposizione ai corporate bancari. Generali ha già iniziato a operare come gestore della linea e nel giro di poco dovrebbe esserle affidata anche la linea garantita. L’operazione, che viene seguita da vicino dalla stessa Covip, dovrebbe completarsi entro il 30 novembre prossimo. A quella data, fanno sapere dal fondo «la posizione degli associati di Moneta che avranno deciso di accettare la fusione verrà, attraverso uno switch, concambiata con una posizione patrimonialmente identica costituita però da quote del Garantito». Infine da segnalare che Société Générale è dal 1° gennaio la nuova banca depositaria di Fon.te, il fondo del commercio.

09/07/09

Michael Jackson, le royalties fanno ricco il fondo pensione

Cry, You Are Not Alone, One More Chance: non sono solo tre delle canzoni di Michael Jackson più ascoltate in questi giorni. Ma anche veri e propri asset di investimento di un fondo pensione olandese. Si tratta di Abp, il terzo al mondo per patrimonio (173 miliardi di euro), con 1,2 milioni di lavoratori iscritti e 750mila circa pensionati cui eroga ogni anno 6,6 miliardi di euro. Di recente il fondo pensione ha deciso di diversificare investendo nelle royalties musicali, ricavando rendimenti stimati dell'8% l'anno: nel 2008 ha acquistato il catalogo di Universal Music Group per 140 milioni di euro; e altrettanto all'incirca ha pagato al fondo di private equity Hg Capital per il suo portafoglio di musica classica. Ultima mossa, l'acquisizione di Rodgers & Hammerstein Organization (vedi «Plus24» del 15/4/2009), che detiene i diritti di musical come «Evita», «Cats» e «Tutti insieme appassionatamente», tramite Imagem Music Group, joint venture con l'editore musicale Cp Master Bv. Il cordoglio per la morte del re del pop ha spinto le vendite dei suoi dischi: da 10mila copie medie vendute la settimana precedente il decesso, a 422mila la settimana successiva. Abp detiene i diritti di 17 canzoni di Michael Jackson: le tre citate al 100%, al 25%, e solo per il mercato britannico, quelli di «We are the world», composta nel '85 con Lionel Ritche. Il fondo possiede i diritti anche di altre hit come «Baby one more time» di Britney Spears e da «Ray of light» di Madonna. Classici del pop apprezzati da giovani e meno giovani. E per ragioni diverse anche dagli anziani.

06/07/09

Cesari: «Quanto mettere in un fondo pensione? Il 10% per 30 anni»

«Un dipendente di un’azienda privata che oggi ha 40 anni andrà in pensione col 60% dell’ultimo stipendio. Se non corre ai ripari da subito avrà un calo drammatico del suo tenore di vita». Riccardo Cesari è docente di Matematica Finanziaria all’Università di Bologna ed è uno dei massimi esperti di previdenza complementare in Italia.

Cesari «Per far ciò servirebbe una consulenza previdenziale seria».

Che in Italia manca. Pochi fondi si accollano l’onere di dire all’aderente cosa è meglio fare....

Eppure è necessario: non è una possibilità o un rischio, ma è certo che il cosiddetto tasso di sostituzione (prima pensione su ultimo stipendio), dall’attuale 75-80% scenderà drasticamente negli anni a venire. Le stime, molto precise, sono della Ragioneria Generale dello Stato. Per questo bisogna partire da qui: quanto di quella scopertura si può riuscire a compensare con la previdenza complementare.

Oggi si va in pensione con circa l’80% dell'ultimo stipendio netto. I 40enni di oggi possono arrivare a questi livelli aderendo a un fondo pensione?

A determinate condizioni sì: contribuendo in modo appropriato, per esempio. Non si può pensare di avere mille euro al mese di rendita se si versano cento euro l’anno. Nel dettaglio, si tratta di calibrare la giusta correlazione tra quanto versare, per quanto tempo e con quale mix rischio/rendimento.

Quanto è necessario versare come minimo?

Dipende. Con le basi utilizzate dalla Ragioneria Generale dello Stato, oltre al 6,91% del Tfr e all’1% di contributo datoriale, per compensare un gap tra primo assegno pensionistico e ultimo stipendio in dieci anni è necessario versare un ulteriore 4% del proprio reddito, ipotizzando una rivalutazione del fondo pensione pari al 3,5%, in linea la crescita del Pil nominale usata dalla Rgs.

Scarica L'elaborazione

Su un orizzonte di 20 anni l’aliquota contributiva può scendere al 3% e su 30 anni all’1.5%.

Significa accantonare in un fondo pensione in totale, anche il 10% del proprio reddito. E chi non riesce ad andare oltre l’1,5%?

In questo caso, calcoli alla mano, servono vent’anni e un rendimento medio annuo del 5% per ottenere una copertura vicina al 13%; oppure trent’anni per innalzare la copertura al 20% o ancora è necessario puntare ad un rendimento del 6% per ottenere il 14% in vent’anni. Evidentemente per ottenere gli stessi risultati ci sarà bisogno di più tempo o si dovrà puntare su rendimenti nel tempo superiori. Le due cose sono potenzialmente in conflitto.

Quanto pesa la scelta di comparti con una maggiore esposizione all’azionario e dunque dal maggior rapporto rischio/rendimento?

Sicuramente il rendimento atteso è una leva importante ma va correlata al tempo: in dieci anni la differenza di rendimento tra 0% e il 6% si traduce in un tasso di sostituzione leggermente migliore, dal 4,8 al 6,2%. Su un orizzonte di 30 anni il tasso di sostituzione più che raddoppia e passa da 10,6% a 24%. In sintesi: chi ha un orizzonte breve deve fare versamenti elevati in comparti a rendimento certo; chi ha un orizzonte lungo può raggiungere lo stesso obiettivo abbassando l’aliquota contributiva e puntando su comparti a maggiore redditività attesa.

Come ha inciso la recente crisi finanziaria su queste considerazioni?

La crisi ha inciso pesantemente sui mercati finanziari ma molto meno sui fondi pensione e non ho fatto perdere al sistema italiano di previdenza complementare tutti i suoi vantaggi: le sue caratteristiche di garanzia e prudenza ne fanno ancora il miglior sistema per costruirsi una tranquillità economica durante la vecchiaia. Purché si decida per tempo.

29/06/09

Pensioni di scorta: è virtuale una su quattro

La copertura previdenziale dei lavoratori italiani è – com’è noto – particolarmente bassa: solo il 30% circa dei lavoratori dipendenti privati italiani può contare su una pensione di scorta. Ma a legger bene nelle pieghe della Relazione Covip per il 2008, emerge una realtà molto meno tranquillizzante: dei 4,9 milioni di aderenti ad una forma previdenziale ben 520mila iscritti non versano un euro; quasi la metà di costoro è iscritta a un fondo aperto, circa un quarto a un Pip e la restante parte a negoziali e preesistenti. Ma il caso più paradossale riguarda gli aderenti ai «vecchi» Pip: al 31/12/2008 risultavano iscritti a questa tipologia di strumenti previdenziali, nati prima dell’ultima riforma, 674.332 soggetti, 29.068 in meno rispetto alla fine del 2007. Calati gli iscritti, nell’ultimo anno è calato anche il patrimonio, da 4,7 a 4,63 miliardi di euro: il che significa che anche in questo caso i versamenti si sono interrotti, se non per tutti, per una parte decisamente maggioritaria. Una zattera previdenziale alla deriva, quella degli iscritti ai vecchi Pip: sono i piani individuali pensionistici nati prima dell’introduzione della riforma Maroni (252/2005), vigilati e autorizzati dall’Isvap e con caratteristiche diverse dai nuovi Pip. Questi ultimi, vigilati e autorizzati dalla Covip, presentano costi superiori a fondi negoziali e aperti ma comunque inferiori a quelli dei vecchi Pip. Soprattutto in termini di struttura delle commissioni: queste non venivano "spalmate" in modo uniforme come prelievo su ciascun versamento, ma sui primi venivano aumentate fin’oltre il 90%, vincolando di fatto l’aderente a non poter trasferire altrove la propria posizione previdenziale. Al varo della riforma, assumendo la vigilanza sui soggetti emittenti di questi strumenti, la Covip ha compiuto un forte pressing sulle compagnie assicurative per avvicinare i costi alle altre forme. Ma a disincentivare l’abbandono dei vecchi Pip (tutt’ora sotto il controllo Isvap) la decisione del Ministero dell’Economia di estendere la deducibilità fiscale anche a queste vecchie forme previdenziali; decisione cui la stessa Covip aveva dato parere favorevole. Al netto di qualche possibile, ma limitata duplicazione, quasi 1,2 milioni di iscritti aderiscono solo «pro forma» alla previdenza complementare: e nei prossimi anni, quando smetteranno di lavorare, non porteranno a casa un granchè. Ma ci sono poi altri "sotto tutelati": quasi 130mila aderenti destinano al proprio fondo pensione una cifra irrisoria, molto lontana da quanto sarebbe indicato per supportare una sempre più bassa pensione pubblica. Per non parlare di coloro che aderiscono a comparti non in linea con il loro profilo di rischio (secondo Covip il 40% degli aderenti ai negoziali e il 50% agli aperti). D’altronde, il lato debole della previdenza complementare è la carenza in materia di consulenza: solo dal 2010 (salvo contrattempi) arriverà ai lavoratori italiani una informazione prospettiva con quanto percepiranno di pensione di primo e di secondo pilastro. A conti fatti chi compie la scelta previdenziale giusta è un’eccezione, più che la regola.

26/06/09

Tfr, il semestre-bis è già in salita

Certo, Sacconi aveva usato il condizionale nell’indicare nel primo semestre 2010 il periodo in cui organizzare una seconda fase di silenzio/assenso, per spingere le adesioni alla previdenza complementare. Ma è bastata questa indicazione del Ministro del Welfare per mettere in agitazione il sistema previdenziale. Perchè mancano appena sei mesi a quella data e a molti pare quanto meno complicato – se non impossibile – organizzare per tempo una fase in cui consentire a circa 9 milioni di italiani di decidere se continuare a versare il proprio Tfr in azienda o all’Inps (se occupati in aziende con oltre 50 dipendenti), oppure se costituirsi una pensione di scorta. Nulla vieta di far partire il semestre il prossimo Capodanno: a meno però di replicare gli aspetti negativi che hanno caratterizzato il periodo di scelta del primo semestre 2007, quando oltre 12 milioni di lavoratori presero una decisione all’inizio di giugno, ultimo mese disponibile, dopo mesi in cui la normativa si andava faticosamente formando. Ma cosa serve per dar vita all’operazione Tfr-bis? Innanzitutto una legge, approvata – com’è d’uso – da entrambi i rami del Parlamento: cosa che prevede un periodo di tempo dalla difficile definizione, se si tiene conto dei passaggi in commissione e di possibili ritorni alla Camera o al Senato del testo, emendato dall’alto ramo parlamentare. Il semestre, almeno nelle intenzioni degli operatori, dovrebbe essere il momento conclusivo di alcune delle novità di cui si è richiamata più volte l’esigenza negli ultimi anni. Indicate, tra l’altro, dal presidente di Covip Antonio Finocchiaro nella sua recente relazione: dal fondo di garanzia per le Pmi, private del Tfr dei loro addetti, ad una campagna per la diffusione della cultura finanziaria e previdenziale, che faccia leva sulla scuola, come definito da un protocollo d’intesa con il Ministero. Fino ad un allargamento dell’organico della Covip, l’Authority con il numero più basso di addetti e con un contenzioso sindacale ancora da dirimere. Vedremo se Sacconi mostrerà doti da scattista, o se aspetteremo ancora del tempo per il semestre bis del Tfr.

19/06/09

Le ricette di Sacconi e Finocchiaro per il rilancio dei fondi pensione

Il sistema della previdenza complementare italiana ha retto all’urto della crisi finanziaria, ma sono necessarie misure urgenti per estendere le adesioni, perché le pensioni future offriranno tassi di sostituzione sempre più bassi ai futuri pensionati. E il supporto dei fondi pensione si rivelerà indispensabile. La Relazione 2008 della Covip (Scarica RelazioneAnnuale2008), la commissione di vigilanza sui fondi pensione guidata da Antonio Finocchiaro, ha confermato il calo limitato delle gestioni previdenziali: rispetto ai meno 40% di molti fondi pensione britannici o statunitensi, i negoziali italiani sono scesi del 6,3%, gli aperti del 14 e i Pip unit linked del 24,9 per cento. E grazie al rimbalzo delle Borse da marzo in poi, sono riusciti a recuperare terreno, nella sfida con la rivalutazione del Tfr. La Relazione annuale è stata l’occasione per fare il punto sulle nuove misure da introdurre nel sistema per estendere la copertura di secondo pilastro alle categorie finora escluse (giovani, donne, lavoratori delle aree meridionali e pubblico impiego, con l’eccezione della scuola). Secondo Finocchiaro, è necessario estendere il novero delle garanzie e delle tutele per gli aderenti, per conquistare la fiducia di nuovi iscritti che, altrimenti, si troverebbero soli a fronteggiare tassi di sostituzione (differenza tra pensione e ultimo stipendio), superiori al 50% per gli autonomi cinquantenni e vicini alla metà per i dipendenti trentenni. Alle misure identificate da Finocchiaro, si sono aggiunte quelle indicate dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenuto a chiusura dell’incontro (Scarica Intervento Ministro_Relazione Annuale COVIP 2009). Alcune misure erano già state indicate in precedenza, come la possibilità a determinate condizioni di revocare la destinazione del Tfr maturando ai fondi pensione o l’istituzione di un fondo di garanzia a favore delle imprese – soprattutto medie o piccole – private del flusso delle liquidazioni che i dipendenti intendono destinare ai fondi pensione. Oppure il lifecycle, ossia l’adeguamento automatico del portafoglio dell’aderente in base al suo ciclo di vita professionale, per dosare il rischio in base alle sue esigenze; per non parlare della riforma de decreto 703/96 che determina i criteri e i limiti di investimento. Inedita invece la proposta di Finocchiaro di ideare gestioni che grazie ad accantonamenti interni agli stessi fondi pensione «rendano possibile perequare i rendimenti delle diverse generazioni di iscritti». O quella che ipotizza il passaggio del regime fiscale da deducibile a detraibile, per avvantaggiare i meno abbienti. Finocchiaro ha inoltre ripreso il dibattito sulla partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali: utili – ha detto – da destinare almeno in parte alla previdenza complementare. Sacconi ha sottolineato l’importanza dell’accordo tra le fonti istitutive per dar vita a modifiche dell’assetto normativo. E proprio alle parti sociali Sacconi si è riferito per avviare una riflessione mirata a ridurre il numero dei fondi pensione: troppi, con troppe poche professionalità per una gestione adeguata. Una riduzione che prevede un costo in termini di «rappresentatività» delle fonti istitutive: «Valutino la possibilità di prevedere l’apertura dei fondi "chiusi" anche a categorie non riconducibili a quella di riferimento, con l’obiettivo di favorire l’adesione alla previdenza complementare dei lavoratori appartenenti a categorie contrattuali i cui fondi stentano a decollare». E ha ipotizzato il rilancio dell’operazione di smobilizzo del Tfr, per incrementare il tasso di adesione ai fondi pensione: «Si potrebbe pensare – ha detto – ad un secondo semestre di silenzio assenso, nel corso del primo semestre 2010, con possibilità di ripensamento anche per i lavoratori che non avevano aderito alla previdenza complementare nel 2007.

Il presidente Finocchiaro ha ricordato poi il ruolo decisivo di un’attenta vigilanza per tutelare la credibilità del sistema e ha annunciato una particolare attenzione a quei fondi pensione, soprattutto preesistenti, potenzialmente condizionati dalle società sponsor. Per Finocchiaro quella di ieri è stata la prima Relazione annuale da presidente della Covip, Authority cui è approdato a gennaio scorso dopo oltre 47 anni passati in Banca d’Italia.

17/06/09

Covip, la prima volta di Finocchiaro

Concorrenza tra forme previdenziali e portabilità delle posizioni degli aderenti. Questi, tra gli altri, saranno i temi al centro della Relazione annuale della Covip per il 2008 presentata dal presidente, Antonio Finocchiaro, la prima per l’ex membro del Direttorio di Banca d’Italia approdato in Covip nel gennaio scorso.

Finocchiaro Molti attendono indicazioni sulla sfida tra forme individuali, Pip e fondi aperti, e collettive, negoziali: sfida che ha suscitato polemiche su come alcuni agenti e promotori finanziari hanno presentato le loro proposte per conquistare gli aderenti dei fondi di categoria. Al centro della sua relazione, anche nuove misure per rilanciare le adesioni alla previdenza complementare. All'appuntamento è prevista anche la partecipazione del Ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Revocabilità della destinazione del Tfr ai fondi, portabilità del contributo datoriale anche verso le forme individuali e una fiscalità agevolata: queste erano state le proposte di Sacconi illustrate in occasione della Relazione per il 2007. Indicazioni che ancora attendono attuazione e che potrebbero venire rilanciate e integrate da altre misure.

15/06/09

Le pensioni, i politici e la strategia dello struzzo

Gli ultimi botti di campagna elettorale, in Italia come nel resto d'Europa, hanno svariato sugli argomenti più vari. Grandi assenti, purtroppo, sono risultati i temi più importanti per il futuro dell'Europa, tra i quali quello del sistema pensionistico, ormai indilazionabile visto il progressivo invecchiamento della popolazione. In Italia, mentre il governatore Draghi aveva nella sua Relazione annuale lanciato l'allarme sul tema della sostenibilità dell'attuale struttura, il governo, per bocca di Berlusconi e Tremonti, ha dichiarato che l'odierna configurazione va bene così com'è, nonostante l'Ocse calcoli che le passività future siano pari al 200% del Pil, la spesa pensionistica si aggiri sul 15% del Pil e la Commissione Ue preveda che nel nostro paese tra pochi decenni per ogni lavoratore ci sarà un pensionato. Eppure, la via della riforma ci sarebbe e lo ha ricordato qualche giorno fa in Italia Josè Pinera, l'inventore della riforma pensionistica cilena da tutti invidiata. Nel 1981, infatti, la previdenza del paese sudamericano fu completamente privatizzata e, a 28 anni di distanza, rimane il più grande successo mondiale in fatto di pensioni. Ogni lavoratore dipendente cileno ebbe la possibilità di uscire dalla previdenza pubblica e di versare il 10% dei propri salari in conti pensionistici privati amministrati da società in concorrenza tra loro, conosciute come Administradora de Fondos de Pensiones, poste sotto una supervisione governativa che ha imposto una politica d'investimenti prudente. Raggiunta l'età pensionabile, il lavoratore poteva scegliere se ritirare i soldi, farsi dare una rendita oppure continuare a lavorare e accumulare risparmi. Lo schema contemplava anche una quota per un'assicurazione sulla vita e una per gli infortuni, nonché l'intervento dello stato per chi non riusciva a raggiungere una pensione minima (e tale intervento costa solo l'1% del Pil). Ad oggi, più del 95% dei lavoratori cileni hanno optato per il sistema privato al posto di quello pubblico (e chi rimane sono solo i dipendenti anziani che non hanno cambiato all'inizio). Il Cile si è trasformato: è diventato il paese più prospero dell'America Latina con ritmi di crescita medi del 4-5% annui negli ultimi 25 anni; il tasso medio di rendimento dei risparmi investiti nei fondi pensionistici privati è stato in 28 anni del 9% in più dell'inflazione e tale percentuale comprende i ribassi dovuti alla crisi dei mercati azionari del 2007-2009. Otto milioni di cileni sono iscritti ai Fondos e custodiscono gelosamente i loro "libretita" di risparmio. Altri 2,7 milioni di cittadini hanno optato per l'assistenza sanitaria privata al posto di quella pubblica; il governo ha potuto contare su un costante surplus di bilancio e la borsa di Santiago è l'unica del globo che rispetto a un anno fa abbia guadagnato, dopo che negli ultimi 20 anni era cresciuta del 1.800% (!). Decine di governi, soprattutto in America Latina, Asia ed Europa Centrale (da ultima,l'anno scorso, la Romania) hanno cominciato ad imitare l'esempio cileno,ivi compresa la prudente e socialdemocratica Svezia, che dal '98 permette di versare il 2,5% del salario in fondi simili a quelli cileni con grande soddisfazione dei beneficiari, tanto che si sta ora pensando di portare tale limite al 3,5 per cento. Che sindacalisti e politici continuino a nascondere la testa nella sabbia non risolverà i problemi: d'altronde, gli struzzi non sono noti per essere i pennuti più intelligenti del creato.

di Alessandro De Nicola

 

08/06/09

Quanto rende (o non rende) il tuo fondo pensione

Ecco il doppio test per valutare l'opportunità di trasferire la propria posizione dal fondo pensione cui si aderisce, verso un altro che ci viene proposto.

Cliccando sul seguente link, oltre a questa doppia verifica, potrete ritrovare tutto lo speciale dedicato a questo tema e pubblicato su Plus24 del 30 maggio, con tutti i rendimenti dei fondi pensione negoziali e aperti del 2008.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/05/fondi-pensione-iscritti-portabilita.shtml?uuid=39763284-4cea-11de-98a8-6fb2f9ff34b0&DocRulesView=Libero<TH>

Buona lettura!

02/06/09

Draghi: «Nei fondi pensione gestione automatica del rischio»

“L’adesione alla previdenza complementare richiede ai lavoratori di farsi carico di scelte  finanziarie complesse, quali il livello della contribuzione al fondo e il profilo di rischio dell’investimento - ha ricordato tra l'altro il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi in un passaggio delle sue recenti Considerazioni finali -.

Draghi

Scelte non coerenti con l’orizzonte temporale dell’investimento possono ridurre in misura significativa il reddito disponibile negli anni del pensionamento. È quindi importante fornire ai lavoratori informazioni e conoscenze adeguate, offrendo anche - possibilmente come opzione di default - prodotti di risparmio che riducono in modo automatico il livello di rischio del portafoglio all’avvicinarsi del momento del pensionamento (cosiddetti fondi life-cycle)”.


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  • Marco lo ConteMarco lo Conte

    "Se per ogni sbaglio avessi
    mille lire, che vecchiaia che passerei…."
    - Luciano Ligabue
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