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Quel che manca all’educazione finanziaria degli italiani

La bocciatura dei quindicenni italiani in occasione dell’indagine Ocse/Pisa 2012 in materia di educazione finanziaria è senza appello, non è una grande novità e non sorprende. Ciò che stupisce è invece l’analisi di questo dato, i fattori ricorrenti con esso e l’effetto che provoca nell’opinione pubblica. Negli ultimi giorni, infatti, si sono levati alti peana per questa che appare come un’ennesima bocciatura del sistema paese, conferma dell’irreversibile declino italico. Il che contribuisce a realizzarlo, anche se molti fattori inducono ad avere un’opinione opposta. Mettiamoli in fila; al capitolo fattori concomitanti con il livello di financial literacy dei 7mila studenti italiani analizzati, c’è il contesto economico circostante: i veneti e i friulani mostrano livelli di poco superiori alla media Ocse (500 punti), ben lontani dalla media italiana (466), a lunga distanza da Sicilia (429) e Calabria (415). Ha un ruolo evidente la concomitanza con l’utilizzo degli strumenti finanziari di base, conti correnti e carte prepagate. Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli, Emilia-Romagna, Umbria e Marche vedono una penetrazioni di questi strumenti per oltre il 60% dei 15enni; le regioni in cui è invece inferiore al 38% sono le stesse in fondo alla classifica nazionale. È normale che quel 44% di giovani titolare di conco corrente o di prepagata e il 49% che guadagna denaro con lavoretti (baby sitting o altro) abbia un punteggio superiore di 10 punti rispetto ai loro coetanei (anche se il delta può venire neutralizzato dal contesto economico). Preoccupa la scarsa comprensione del risparmio: il 60% degli studenti dice che risparmierebbe se volesse comprare un articolo troppo oneroso per il proprio budget e la quota sale nelle regioni in cui è più bassa la penetrazione di strumenti finanziari e di literacy. Solo il 10% dice che rinuncerebbe a comprare l’articolo troppo costoso: sono quelli che ottengono risultati migliori alle prove di alfabetizzazione finanziaria. Infine le contromisure: è tardi? Australia e Russia hanno iniziato a fare educazione finanziaria nelle scuole nel 2011, Nuova Zelanda e Spagna nel 2008, parallelamente all’Italia. Qui siamo alle sperimentazioni, che tali sono rimaste: in attesa di confermare che siamo davvero in declino.
marco.loconte@ilsole24ore.com