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Propositi per il rientro: darsi da fare in educazione finanziaria

Avete superato il test ombrellone? Prevede che confrontiate le vostre scelte in materia finanziaria e previdenziale con il vicino di sdraio, valutando (dentro di voi) se avete preso la decisione più conveniente in materia di mutui, polizze o fondi pensione. Vi auguriamo di sì, ovviamente; essere lettori del Sole 24 Ore – nelal versione cartacea o sul web, del quotidiano come di Plus24 – vi inserisce probabilmente nella categoria dei soddisfatti, e come vedremo tra poco. Ma può capitare il contrario e magari state ancora maledicendo il momento in cui non avete fatto attenzione alle clausole del contratto che avete sottoscritto con troppa fretta tempo fa; o non avete letto quel libro in cui era spiegato tutto ciò che c’era da sapere per cavarsela.

L’educazione finanziaria è materia da annoverare tra i buoni propositi per il rientro: saperne di più per evitare fregature ed essere più consapevoli nella vita quotidiana. Molti corsi si rivolgono ai ragazzi a scuola, più raramente le iniziative riguardano gli adulti, che hanno molt’altro da fare in genere. Sono moltissimi coloro i quali non hanno mai partecipato ad un evento di formazione in materia di financial literacy. Secondo un’indagine realizzata da Ing, in Italia il 44,8% non ha mai partecipato ad un incontro o occasione di approfondire le proprie conoscenze in materia: il dato è la media tra il 47,9% dei cittadini del nord ovest e del 37,8% del centro. Perché ci sono dieci punti percentuali di differenza tra queste due zone del paese (per tacer del nord est, 44,4% e del 46,4% di sud e isole)? Difficile dare risposte ultimative ma quel che è certo è che gli italiani residenti al centro hanno dimostrato una maggiore propensione a darsi da fare, frequentando corsi (5,6% contro il 4,4%), leggendo libri (12,5% contro il 10% nazionale) o anche informandosi in modo autodidatta nella lettura di internet, giornali e tv: nel 24% dei casi contro il 20,4% della media nazionale.

E’ proprio questa la lezione da trarre dall’indagine: l’individuo sa reagire alla mancanza di un’offerta strutturata (per esempio dalla scuola o dalle istituzioni) andando a cercare occasioni di formazione dalla stampa specializzata (come Plus24, appunto) su quei temi chiave che ci consentono di affrontare senza eccessive timidezze le incombenze della finanza personale. Quali sono? Inflazione, diversificazione, rendimento, rischio, ma sicuramente è particolarmente interessante conoscere la storia della moneta: da Licurgo a quanto accaduto a Wall Street nel ’29 e dopo. Che ci sia bisogno di una maggiore conoscenza di base in materia non c’è dubbio: la pensa così il 93% degli interpellati. Un bel target per un accorto marketing politico (visto che i parlamentari ragionano così) che dovrebbe spingere Camera e Senato ad approvare l’attesa legge in materia. Anche questo, un buon proposito per il rientro.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

  • Matteo |

    Egr. Dott. Lo Conte, segue sempre con interesse i suoi articoli in materia previdenziale perché al mio futuro pensionistico io ci ho pensato. E’ da circa due anni infatti che sto riscattando la laurea, allettato dai 10 anni di rate senza interessi ma soprattutto dal fatto che i versamenti valevano sia ai fini dell’anzianità che del montante contributivo. Valevano appunto perché la riforma Fornero ha cambiato le carte in tavola, rendendo molto più stringenti i requisiti per l’anzianità. Ora il punto è che io non riesco a sapere se mi “convenga” ancora continuare il riscatto, poiché gli addetti dell’Inps non vogliono o non possono fare una simulazione (sic stantibus rebus, non pretendo che possano prevedere altre riforme future!) della mia situazione, che ammetto essere un pò complessa visto che ho contributi sia come dipendente che come lavoratore Enpals e che attualmente verso nella gestione commercianti. Se i contributi valessero ormai “solo” per aumentare il montante, preferirei di gran lunga un fondo pensione privato, che almeno ha più difficoltà a cambiare le regole del gioco in corsa, come può fare tranquillamente lo stato. Ma lo stato non vuole/non può dirmi quale sarà il mio futuro stanti le regole attuali, e questo lo trovo vergognoso.

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