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Anche in previdenza l’eccesso di sicurezza è il peggior nemico

Che le competenze degli italiani non siano eccelse in materia di educazione finanziaria e previdenziale è notizia nota; nonostante qualche sorpresa, come vedremo tra poco. Ma anche all'estero la preparazione dei risparmiatori spesso non è un granchè: soprattutto non all'altezza delle esigenze di chi deve fronteggiare per esempio indebitamento e utilizzo delle carte di credito. E se sottoposti a test, la maggioranza incassa bocciature anche sonore. È quanto emerge da «Le esperienze di educazione alla cittadinanza economica. Indagine sulla realtà italiana nel contesto internazionale, 2012». Il lavoro, realizzato dalla Fondazione Rosselli, con il contributo del Consorzio PattiChiari e con il patrocinio del Miur, Ministero dell'istruzione, Università e Ricerca. Nell'overview internazionale, a cura di Marco Riva, si prende in esame la situazione di alcuni paesi considerati "guida" in materia, a livello internazionale. Negli Usa, ad esempio, il risultato è ampiamente al di sotto delle attese: uno studio della Princeton Survey Research Associates International sottolinea che solo il 39% del campione di cittadini intervistati conserva traccia delle spese effettuate; il 66% degli stessi ha due o più carte di credito. Alta la quota di chi non ripaga mensilmente l'intero ammontare delle spese effettuate con carta di credito: il 40%. Quattro consumatori su dieci incorre in onerosi interessi; ma solo il 30% si dichiara interessato ad acquisire maggiori conoscenze in campo finanziario. Il che significa che nel 10% dei casi nemmeno la consapevolezza del problema fa nascere l'urgenza nei cittadini statunitensi di correre ai ripari. Centrale dunque il tema dell'«overconfidence», il peggior nemico del risparmiatore: i consumatori non hanno mediamente consapevolezza delle proprie asimmetrie informative, ritenendo invece di essere sufficientemente informati in materia finanziaria. Sempre negli Usa, il 65% della popolazione si ritiene sicuro delle proprie capacità di gestione dei risparmi. Ma non sono significative le differenze di preparazione che emergono dai test. In Australia il 67% dichiara di conoscere e comprendere la nozione di interesse composto; ma solo il 28% sa rispondere correttamente in materia. L'informazione aiuta? Analizzando il test proposto sulla pagina web di Plus24 emerge come tra i navigatori che hanno risposto ai test proposti nelle ultime settimane, il 70% ha fornito risposte corrette. Se sono soddisfacenti le risposte sull'interesse composto (77% risposte corrette) preoccupa invece l'alto numero di errori in materia pensioni: più della metà dei rispondenti, il 54%, ritiene che i contributi previdenziali siano rivalutati in base all'inflazione invece che sulla media mobile del Pil degli ultimi 5 anni.

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