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Quanta strada da fare ancora per l’educazione finanziaria e previdenziale

Più che la ricchezza in sé, il valore che il denaro può aiutare a conquistare é la serenità. Imparare a spender bene, a risparmiare, a non farsi imbrogliare, a gestire i soldi in vista del benessere futuro, rappresenta per la stragrande maggioranza dei risparmiatori italiani l’obiettivo principale, da realizzare attraverso programmi di educazione finanziaria. Tema considerato fondamentale da insegnanti e genitori, in vista della costruzione appunto di una financial fitness, ossia quel benessere finanziario che ognuno adegua alle proprie esigenze; non ultima quella di sapere di poter contare su una pensione dignitosa. È quanto emerge dalla ricerca «Educazione finanziaria: un approccio alla realizzazione del benessere», realizzata dai ricercatori dell'Università Cattolica di Milano in collaborazione con PattiChiari. 

Quasi un plebiscito, per docenti (96%), studenti (90%) e genitori (83%), la necessità di imparare a utilizzare al meglio il denaro. Saperlo gestire e soprattutto coltivare l’arte del risparmio è un’esigenza che segue il ciclo di vita, tanto da esser sentito sempre di più, man mano che sale l’età: ne è convinto il 55,5% dei docenti, il 51,2% dei genitori, il 45,2% degli universitari mentre i ragazzi più giovani fanno più fatica a focalizzare questa necessità, visto che ben il 41,5% degli studenti si definisce "il classico tipo dalle mani bucate".

Anche se tutti concordano sulla necessità strutturare interventi di educazione finanziaria, con strategie mirate, è proprio al primo passo che si inciampa. Sono infatti solo una minoranza coloro i quali ritengono opportuno erogare con periodicità definita una "paghetta" ai ragazzi (vedi tabella a fianco). Il flusso periodico di denaro rappresenta, secondo i maggiori studiosi in materia, il primo approccio al "budgeting", ossia alla pianificazione nel tempo delle risorse in base alle necessità; che impegna, tra le altre cose, a una selezione delle scelte, separando "esigenze" da "tentazioni". Se è comprensibile che il 65,8% degli studenti e il 54,1% degli universitari considerino normale ottenere dai proprio genitori denaro "quando se ne ha bisogno", se solo un terzo dei genitori ritiene giusto dare soldi ai propri figli con periodicità costante, preoccupa invece che solo un’esigua minoranza di insegnanti consideri giusto dare la "paghetta" per periodicità settimanale o mensile (14 e 9,8%), mentre il 57% dei docenti intervistati considera normale l’erogazione "a pioggia" dei denaro ai ragazzi, in base delle loro richieste.

Questi risultati rappresentano lo specchio della difficoltà di passare dalle petizioni di principio in tema di educazione finanziaria ai fatti: tutti i target interpellati ritengono necessaria l’introduzione dell’educazione economica e finanziaria nelle scuole come disciplina trasversale nell’ambito di Cittadinanza e Costituzione (solo il 12% dei genitori ritiene che sia competenza della famiglia). È pur vero che una materia come Discipline giuridiche ed economiche fa parte di alcuni percorsi scolastici delle superiori. Ma, evidentemente, in proporzioni ancora residuali.

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