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Cose che so si Ivarp (che fonderà Isvap e Covip) / 2

Il dato è tratto: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sulla spending review il Governo ha sciolto gli organi di Covip e Isvap, nominando i due ormai ex presidenti – rispettivamente Antonio Finocchiaro e Giancarlo Giannini – commissari in carica per l’ordinaria amministrazione, finché a inizio novembre non nascerà Ivarp, l’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni e il risparmio previdenziale.

A meno che, in sede di conversione del decreto in Parlamento, un emendamento blocchi l’operazione. Se l’augura esplicitamente Assofondipensione, istituita da Confindustria, Confcommercio, Confservizi, Confcooperative, Legacoop, Agci, Cgil, Cisl, Uil e Ugl e rappresentativa di 34 fondi negoziali, che ha definito un errore la fusione, sostenendo che altre vie sono percorribili per realizzare risparmi di spesa (obiettivo -10%). L’Esecutivo punta però a chiudere la partita entro l’inizio di agosto e un po’ di suspense sull’argomento non manca. Sorprese a parte, il destino di Isvap era in ogni caso segnato da mesi, vista la distrazione dell’istituto sul caso Ligresti; che trascinasse con sé Covip era un’incognita. Il nuovo organismo, Ivarp, rispondendo direttamente al direttore generale della Banca d’Italia, è chiamato di fatto ad adottare il modello di vigilanza di Via Nazionale per la sua operatività; utilizzando però le risorse umane ex Isvap circa 300 addetti, e dei 55 ex Covip. Quantitativamente Ivarp appare connotata più in senso assicurativo, ma non fosse altro per la provenienza di Finocchiaro proprio dalla Banca d’Italia (dove ha lavorato per 47 anni, più di Ciampi), il modello vincente della nuova Authority pare essere proprio quello di Covip. Diverse le questioni aperte che Ivarp dovrà affrontare: dalla scarsa disponibilità degli italiani ad assicurarsi dai rischi e a costruirsi una pensione di scorta, fino alla determinazione delle best practice degli strumenti. Il caso dei Pip è emblematico: oltre 573mila italiani hanno sottoscritto prodotti prima del 2007 (per quasi 6 miliardi di euro), quando con l’entrata in vigore della 252/2005 gli strumenti passarono dalla vigilanza Isvap a quella Covip. Quelle polizze presentavano costi con un’incidenza talvolta superiore al 90% nelle prime rate: caricamenti che hanno di fatto impedito la portabilità della posizione e la concorrenza del mercato (sancita poi dalla 252). I nuovi Pip "Covip compliant" restano i prodotti più costosi sul mercato rispetto ai fondi aperti e ancor di più ai negoziali, ma i costi sono comunque scesi sotto il 3%. Il varo dell’Ivarp ha acceso su questi punti i fondi pensione, a differenza delle compagnie.

Altro tasto dolente, il pressing di assicuratori e promotori finanziari sugli iscritti ai fondi pensione di categoria, fonte di scontri davanti alla vigilanza nonostante norme abbastanza precise definite anni fa da Covip: come si muoverà Ivarp in futuro su questo punto? Interessi in conflitto che saranno occasione di confronto. Con un rischio, però: che il caos freni il rilancio delle adesioni alla previdenza complementare e alle polizze anti-rischio.

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