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Fondi pensione, la sfida della concorrenza (e della convenienza) è sul web

Su internet la pensione si calcola, ma per ora non si sceglie. Nell’ultimo anno e mezzo oltre due milioni di italiani hanno provato a scoprire online a quanto ammonterà la propria pensione futura: sia in termini assoluti, calcolando cioè l’ultimo stipendio e il proprio assegno pensionistico in euro, sia in termini relativi, ossia di rapporto percentuale tre i due fattori. Motori di calcolo come quello messo a punto da Epheso per il sito del Sole 24 Ore (apri il pensionometro), sono sempre più aggiornati, anche con le ultime notività di ciascun contratto di lavoro, affinando la loro capacità di fornire le indicazioni utili agli “aspiranti pensionati”. Spiegando loro, per esempio, l’impatto delle singole scelte in caso di adesione a comparti differenti, versando solo il Tfr o anche i contributi volontati ( e di conseguenza quelli datoriali).

Ma qualcosa sta per cambiare grazie a una recente norma di Isvap, l’autorità di vigilanza sulle compagnia essicurative. Il 19 marzo 2010 è stato emenato il regolamento n°34 sulla promozione «a distanza» di Pip e fondi aperti. Una piccola norma, in grado perrò di far proporre gli strumenti di previdenza individuali – fondi aperti e Pip – a costi che sono tipici degli strumenti collettivi, ossia i fondi di categoria. Le polizze previdenziali e i fondi pensione aperti, infatti, presentano un indice sintetico dei costi (Isc) nettamente superiore  a quello dei fondi pensione di categoria: in media costano rrispettivamente il 2% e l'1,2%

dopo 10 anni di permanenza, contro uno 0,4% dei negoziali. Gli oneri suppletivi vengono utilizzati per remunerare le reti di vendita (che in negoziali non hanno): addetti allo sportello bancario, ma soprattutto agenti assicurativi e promotori finanziari, che ottengono anticipi consistenti da parte delle loro strutture per il collocamento di questi prodotti. Il problema è che a costi alti corripondono rendite più basse: è stato calcolato dalla Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, che dopo 35 anni di versamenti, le pensioni “di scorta” sono pià basse del 18% per ogni punto percentuale di costo aggiuntivo.

Da qui l’opportunità per il sistema di distribuire a costi contenuti, strumenti previdenziali che spesso – anche se non sempre – presentano una ricchezza d’offerta superiore a quella dei negoziali: dal numero di comparti a disposizione, al lifecycle, alle coperture long term care, cioè il rischio di non-autosufficienza. Ma intanto sul web cosa si trova? Per il momento sul mercato c’è una sola proposta, quella di GenertelLife, che offre un Pip con un Isc pari all’0,89% e un fondo aperto con un Isc dello 0,93%. La sfida ora è (più) aperta.

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