Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

I fondi pensione riducono la Grecia in portafoglio

Diversificazione: per le gestioni finanziarie, previdenziali e assicurative è una parola chiave, ma non magica: perché sommando piccole componenti diversificate – singolarmente innocue – il rischio potrebbe diventare non trascurabile. Soprattutto se in un momento di mercato pesante i titoli accusano il colpo (quasi) simultaneamente. Si prenda il caso dei titoli di stato greci: sui portafogli dei fondi pensione italiani hanno un peso che non arriva al 4%; ma se si aggiungono quelli degli altri paesi affetti di recente dalla stessa sindrome, l’esposizione inizia ad assumere una certa rilevanza. Non allarmante, ma da monitorare. Così, dopo la crisi Lehman, per il pubblico di risparmiatori si profila all’orizzonte un nuovo timore che prende il nome di Pigs, dall’acronimo di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (sull’inclusione dell’Italia nella lista dei debiti pubblici a rischio la questione è controversa, ma la recente tenuta dei titoli italiana pare escludere il Belpaese da questo club europeo poco prestigioso). Per sgombrare il campo da paure, la Covip, commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha inviato a ciascuna forma previdenziale la richiesta di informativa sull’esposizione in bond di Atene. Già da mesi il problema è sotto osservazione: i gestori cui si affidano i fondi pensione hanno iniziato per tempo a «sottopesare» i titoli greci. Ma di quanto?

La tabella qui di seguito fotografa l’esposizione – prima della crisi – dei fondi pensione che avessero adottato una strategia di investimento molto passiva, seguendo gli indici obbligazionari di riferimento:

L'esposizione prima della crisi

I Pigs (più Italia) nel portafoglio dei fondi pensione negoziali

Paesi

Citigroup EGBI (al 31/3/2010)

JPM Emu (al 31/3/2010)

Media

Portogallo

                      1,67

                     1,72

1,69

Irlanda

                      1,48

                     1,48

1,48

Grecia

                      3,46

                     3,51

3,49

Spagna

                      6,80

                     6,85

6,83

Italia

                    16,00

                   15,83

15,86

dati in percentuale

fonte: European Investment Consulting

Rispetto a questi livelli, l’esposizione dei fondi negoziali è scesa negli ultimi mesi in modo rilevante: Fonchim (chimici, 160mila aderenti, 2,5 miliardi di euro in portafoglio), ad esempio, ha ridotto la quota di titoli di stato di Atene allo 0,8%; Fondenergia (energia e gas, 41mila iscritti per 816 milioni di euro in portafoglio) ha iniziato ad alleggerire di Grecia il proprio portafoglio intorno a Natale, fino a scendere a meno della metà dell’indice di riferimento. Scelte tattiche che hanno diluito tempestivamente la presenza di questi titoli, ora in calo, tamponando così i potenziali effetti negativi sulle gestioni. Che, lo ricordiamo, stanno registrando risultati particolarmente positivi: fondi aperti e fondi negoziali hanno guadagnato nel solo primo trimestre del 2010 del 2%, mentre nel 2009 i primi sono saliti mediamente dell’11,2% e i secondi dell’8,5% in media, recuperando in pieno i livelli pre crisi. Risultati molto più rilevanti rispetto alla quota dei titoli greci e alle loro oscillazioni, che seppur negative risultano limitate. È il caso di sottolineare che la quota di titoli di stato italiani nei portafogli dei negoziali è del 16% circa, una quota superiore alla somma dei quattro paesi presi sin qui in esame. Seppur quasi del tutto immuni dal contagio ellenico, titoli come i BTp nostrani presentano un grado di rischio superiore ai titoli tedeschi o francesi (il rating italiano è inferiore a quello di Germania o Francia). Ma l’home bias, l’attitudine psicologica a scegliere titoli domestici, spinge i gestori italiani a «sovrappesare» con queste obbligazioni le proprie gestioni. I gestori esteri operanti nel nostro paese, invece, sono meno portati a scegliere titoli italiani e per questo tendono ad aumentare la propria esposizione ai Pigs. Anche sulle polizze Vita la vigilanza ha drizzato le antenne. A inizio anno, quando la crisi greca ha iniziato ad aggravarsi, l’Isvap ha proceduto a verificare l’esposizione delle compagnie assicurative in titoli di Stato del paese ellenico, sulla base dei dati di bilancio 2008. Negli ultimi giorni l’Authority è tornata a interpellare gli emittenti assicurativi per un’ulteriore verifica. Sulla base di stime di mercato recenti, l’esposizione del sistema assicurativo italiano a titoli greci ammonta complessivamente a circa 8 miliardi di euro su circa 500 miliardi di riserve tecniche complessive: un dato rassicurante rispetto al totale, su cui la presenza di titoli greci incide quindi per l’1,6%. La gran parte di questi portafogli in cui investono le gestioni separate di ramo I è composta di titoli tedeschi, francesi o, al più, italiani. Ma la concorrenza ha spinto le compagnie a offrire un rendimento (seppure lordo) spesso superiore al 4%: ottenuto grazie all’inserimento di titoli spicy come quelli greci, seppur con percentuali assai limitati. Soddisfacendo così il principio chiave, ma non miracolistico, della diversificazione. Quanto c’è di Grecia nelle polizze degli italiani? Abbottonatissimi o quasi i vertici delle principali compagnie italiane in questo frangente. A livello di gruppo Generali fa sapere che la propria esposizione netta nei confronti della Grecia è pari a 749 milioni di euro, mentre l’esposizione netta sui titoli governativi di Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda è pari a 2,2 miliardi di euro. Mediolanum, dal canto suo, ha dichiarato di avere in portafoglio 100 milioni di euro in titoli ellenici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA