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Caccia alle ricette anti-crisi dei fondi pensione internazionali

Quest’anno c’è una cautela particolare a fornire i primi dati provvisori sui rendimenti dell’anno precedente. D’altronde la crisi finanziaria ha inciso in misura quantitativamente rilevante sul sistema, con il dimezzamento del valore di alcuni listini, con fallimenti e crolli a ripetizione nel settore bancario. Una crisi ancora in corso che spinge a interrogarsi su quanto cambierà qualitativamente il Dna dei mercati finanziari e del risparmio previdenziale. Impatti molto differenti tra loro: con l’Italia per una volta sollecita a dare le principali indicazioni sul 2008 (vedi «Plus24» di sabato scorso 17 gennaio), con i negoziali vicino al -6% e per gli aperti a -8,5%. Negli Usa le cose vanno decisamente peggio: secondo il Center for Retirement Research di Boston i 109 fondi pensione statali hanno perso nel 2008 il 37% del patrimonio, contro il -41% dell’indice S&P500. Secondo l’agenzia Bloomberg le perdite accumulate hanno superato gli 865 miliardi di dollari, spingendo alcuni di loro – dal Rhode Island alla California – a tagliare alcuni benefici per i nuovi iscritti.

Contromisure costose

Il colosso dell’informatica Ibm invece ha dovuto rifinanziare il fondo a prestazione definita della controllata olandese con un’iniezione di 61 milioni di euro, entro la fine del mese. Il New Jersey pension fund, da parte sua, ha perso circa il 20% da inizio 2008: a novembre erano andati in fumo 20 miliardi di dollari. Poi il board ha aumentato la quota di bond e ridotto azioni e hedge fund, rinviando a momenti più opportuni gli investimenti in real estate e private equity già decisi. Mosse che hanno consentito al fondo di recuperare il 6,3% in un mese, tornando a quota 63,9 miliardi di dollari. E se nella Confederazione Elvetica i dati preliminari delle cento Swiss Pensionskassen indicano un calo del 13%, in Finlandia è allarme rosso per Ilmarinen (23 miliardi di euro, oltre 700mila aderenti): la performance stimate del fondo per il 2008 parlano di un meno 17,5% e il margine di solvibilità si è più che dimezzato, avvicinandosi al limite minimo richiesto dalle autorità.

Fame di trasparenza

Il momento induce a ripensare il ruolo stesso dei fondi pensioni nel mercato finanziario. Il presidente statunitense Barak Obama ha assicurato che tutti i lavoratori aderenti a un fondo pensione aziendale riceveranno una comunicazione annuale dettagliata sugli investimenti del fondo. Sulla stessa linea i sindacati britannici che hanno chiesto ai fondi pensione di verificare che gli strumenti e le modalità dei loro investimenti non contribuiscano a generare rischi sistemici; inoltre invitano i fondi pensione, soprattutto quelli grandi, a investire secondo i principi di responsabilità negli investimenti indicati dalle Nazioni Unite e di spingere alla massima trasparenza le società in cui investono.

D’altronde nel Regno Unito il tema più che caldo è scottante: secondo l’Association of Investment Managers, 12 milioni di investitori hanno un’esposizione azionaria nel proprio conto previdenziale, per un totale di 338 miliardi di sterline. E tornano in questa fase le polemiche sulla remunerazione non solo dei top bankers, ma anche di chi guida i fondi pensione: non ha convinto tutti l’ingaggio di Joseph Dear come Chief Investment office di Calpers (213 miliardi di dollari), il maggior fondo pensione pubblico degli Usa. Dear riceverà una cifra oscillante tra i 408mila e i 612mila dollari l’anno, più un bonus tra il 50 e il 75% dello stipendio collegato alle performance ottenute: abbastanza, per ribaltare il -20% che si stima il fondo abbia perso nel 2008.