Il paradosso di FondInps

A prima vista sembra solo un indovinello: chi aderisce a un fondo pensione e magari nemmeno lo sa? E che quando se ne accorge e se ne vuole andare non ce la fa? Ultimo indizio: nonostante la crisi finanziaria ed economica internazionale stia squassando il pianeta da un anno e mezzo, non ha perso un centesimo. La risposta è: il lavoratore silente, che non avendo esplicitato la destinazione del proprio Tfr al 30 giugno 2007 o nei sei mesi successivi la assunzione, è stato iscritto d’ufficio a FondInps.

Questo fondo pensione era stato istituito dalla riforma 252/2005, con l’obiettivo di gestire le posizioni di molti silenti. Invece la stragrande maggioranza ha scelto chiaramente se destinare il proprio Tfr a un fondo pensione o se continuare a mantenerlo presso la propria azienda. Attualmente a FondInps risultano 9.500 lavoratori aderenti, per un valore di quasi 15 milioni di euro.

Incompreso

Nessuno ha mai negato che la riforma del Tfr era complessa. E, parlando, qualcuno ha confuso talvolta FondInps con il Fondo Tesoreria, che raccoglie il Tfr maturando dei lavoratori di aziende con oltre 49 dipendenti e destinato originariamente a finanziarie opere infrastrutturali. Ma pochi avrebbero immaginato che a FondInps sarebbe giunto il denaro destinato invece al Fondo Tesoreria. E non poco: tre milioni di euro in tutto, in pezzi di centinaia di migliaia di euro ciascuno, restituiti al mittente con le indicazioni corrette.

Aspettando Inps

Le difficoltà del fondo sono strutturali: anche volendo non è possibile aderire a FondInps, ma come detto lo si può fare solo se "costretti", in ragione del proprio silenzio o "adesione tacita". Con queste premesse non è facile occuparsi delle pensioni di scorta. Innanzitutto dal punto di vista amministrativo: non è ancora operativa, a quasi due anni dall’entrata in vigore della legge che istituisce il fondo, la convenzione con il service amministrativo che gestisce il transito di posizione in entrata (verifica delle posizioni e "conciliazione" tra nome dell’intestatario e contributi) e in uscita. A gestire questa operatività a partire dal 2009 sarà l’Inps, che dovrà smaltire anche qualche arretrato.

L’assedio

Senza un service amministrativo non è possibile trasferire le posizioni ad altre forme previdenziali. E ciò non manca di far arrabbiare quelle strutture e gli stessi lavoratori. Diverse proteste sono giunte negli ultimi mesi alla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione che, secondo quanto risulta a «Plus24», ha sollecitato il fondo a fornire una serie di risposte sul cammino per mettersi a regime.

FondInps non è stato un fulmine: solo a ottobre 2007 sono stati nominati presidente, Adalberto Perulli, e direttore Giovanni Pollastrini. I quali hanno provato a velocizzare i tempi: scegliendo una società di revisione (Deloitte), una banca depositaria (Société Générale), mentre il gestore che si occuperà dell’unico comparto, il garantito, verrà individuato tra poco, tra le sei società candidate in una gara pubblica. Il bicchiere è mezzo pieno, dunque: anche perché parcheggiando il denaro su un conto corrente, è stato tenuto al riparo dai tormenti delle Borse. Il bicchiere resta però anche mezzo vuoto e riempirlo sembra ben difficile: tanto che una riflessione sul destino di FondInps è in corso, tra la stessa Covip il Ministero del Welfare.