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Crack Lehman, Enasarco la cassa più esposta

L’uragano Lehman Brothers ha investito anche le casse di previdenza italiane. Dai bilanci degli enti emerge che fra le situazioni più problematiche c’è quella di Enasarco (agenti di commercio): la banca d’affari Usa ha partecipato l’anno scorso, alla fine del periodo di commissariamento della cassa, alla ristrutturazione del pacchetto di obbligazioni strutturate pari a un miliardo. Lehman si è fatta carico di 500 milioni di euro di bond del portafoglio Enasarco, pari al 28,4% del patrimonio mobiliare. «C’è un veicolo finanziario che investe in fondi di fondi hedge e private equity – spiega Carlo Maria Maggi, direttore generale Enasarco –. Lehman garantiva il capitale a scadenza». Il garante dei 500 milioni ora non c’è più «ma ormai il 2008 è quasi terminato», spiega Maggi. E aggiunge ottimista: «Stiamo già cercando un altro istituto che garantisca a scadenza il capitale. La garanzia viene pagata annualmente». Si vedrà. Degli altri 500 milioni si era occupata Jp Morgan. E per questa fetta di bond, gli agenti di commercio possono stare tranquilli.
Ci sono però altre casse di previdenza con qualche grattacapo. Le obbligazioni Lehman pesano per quasi il 9% sul patrimonio mobiliare dei consulenti del lavoro (Enpacl). Si scende al 6,6% per i periti industriali (Eppi) anche se qui il riferimento è al 2006: a una richiesta di precisazione, l’Eppi ha opposto un «no comment». Dal bilancio Enpav (veterinari) non emergono bond targati Lehman ma un investimento di 2 milioni di euro in un fondo di private equity che fa capo alla banca Usa. In questo caso, sottolineano i consulenti, si è però di fronte a una società operativa che verrà ceduta: il chapter 11, la procedura di liquidazione americana, ha colpito infatti soltanto la holding. Gli enti di previdenza che hanno in bilancio obbligazioni strutturate emesse da Lehman dovranno mettersi in coda con gli altri creditori. Vero è che i bond delle casse sono in gran parte privilegiati; hanno, in gergo tecnico, una seniority molto alta. Nonostante ciò è necessario incrociare le dita. In attesa della vendita degli asset americani dell’investment bank.

di Vitaliano D’Angerio

e Marco lo Conte