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Educazione finanziaria, l’agenda di Annamaria Lusardi

salvadanaio

È sicuramente una bella notizia la nomina di Annamaria Lusardi alla presidenza del Comitato chiamato in base a un emendamento della legge salva Risparmio (o salva banche, che dir si voglia) a varare una strategia per l’educazione finanziaria degli italiani. Lusardi è la massima autorità a livello internazionale per quanto riguarda la financial literacy. Coordinatrice del gruppo di lavoro che ha realizzato nel corso del 2015 l’indagine Ocse-Gallup-S&P in 148 paesi al mondo, registrando le risposte di circa 150mila adulti, Lusardi è una studiosa molto ascolta negli USA, dove risiede (senza perdere contatti e visione sulla situazione italiana). Animatrice del Global financial literacy excellence center, think tank basato presso l’Università di Washington, Lusardi ha collaborato con Tesoro e Fed statunitensi mettendo a punto e monitorando diverse iniziative di educazione finanziaria negli Stati Uniti. Cosa farà in Italia? La sua agenda è estremamente delicata, visto il basso livello di educazione finanziaria degli italiani.

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Come scritto la scorsa settimana non si parte da zero: da anni istituzioni come Banca d’Italia realizzano interventi nelle scuole (coinvolti 110mila studenti), con esiti rincuoranti. Che serva un cambio di passo per una strategia nazionale è però fuori discussione. Due i target di riferimento da tenere nel mirino oltre agli studenti, che agevolmente dovranno essere coinvolti dalle scuole: gli adulti e in particolare le cosiddette giovani coppie, ossia gli attori decisori del mercato economico e finanziario, che devono imparare a prendere decisioni seguendo un metodo e non solo sulla spinta dell’offerta di strumenti finanziari. Che in ragione delle asimmetrie contribuiscono a mettere in scena periodicamente crisi finanziarie, dai tango bond a Cirio fino ai subordinati Mps. Tra gli adulti c’è un altro target da mettere nel mirino prioritariamente: quello dei regulator, politici, (presunti) tecnici ministeriali, consulenti vari, le cui carenze cognitive in materia emergono in maniera imbarazzante a ogni convegno. Se si pensa che durante la presidenza Rai di un’ex Banca d’Italia come Annamaria Tarantola, non si è passati dalle enunciazioni di principio sul coinvolgimento del servizio pubblico ai fatti, ben si capisce che ostacolo a qualsiasi strategia nazionale di innalzamento dell’alfabetizzazione finanziaria la “classe dirigente” possa rappresentare.

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