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Quanto è trascurato il risparmio previdenziale

pensioni
Non è denaro qualunque quello che le Casse dei professionisti raccolgono e che investono: lì c’è il futuro pensionistico dei professionisti ma, sempre di più, c’è anche il sostegno che le iniziative di welfare messe in campo offrono loro durante l’attività lavorativa. Eppure le regole che presiedono alla gestione di questo denaro assomigliano a un far west, in cui vige una blanda moral suasion da parte dei ministeri vigilanti, l’analisi avviata da pochi anni e con poche leve da parte della Covip e l’attività di stakeholder degli iscritti alle Casse.
Manca un dispositivo normativo che definisca criteri e limiti degli investimenti, così come i conflitti di interesse. Un decreto in questo senso, annunciato da anni, affiora periodicamente all’orizzonte per poi eclissarsi dietro le schermaglie e le polemiche tra i vertici delle Casse stesse e dei ministeri. Tensioni che hanno prodotto un effetto quasi schizofrenico: con l’obbligo di indire bandi di gara europea per assegnare mandati di gestione a soggetti finanziari terzi (figlio della natura pubblica di questi soggetti, pur “privatizzati” e quindi apparentemente non privati in forma definitiva); ma lasciando sostanziale mano libera nella gestione diretta, senza neppure l’obbligo di utilizzo di banca depositaria. Un’incomunicabilità che ha prodotto una discrezionalità di molto superiore a quella dei fondi pensione.
pensione labirinto
Eppure non mancano motivi validi per dare regole certe all’allocazione di 80 miliardi di euro di patrimonio. La crisi ha colpito le Casse e molti strumenti finanziari strutturati si sono rivelati inefficaci a garantire una rivalutazione adeguata degli attivi; non sono mancati i prodotti costruiti in modo complesso e linkati a titoli Lehman Brothers. La discrezionalità ha offerto il destro alla sottoscrizione di proposte finanziarie non sempre funzionali con gli obiettivi delle Casse, con flussi di denaro transitati in taluni casi attraverso paradisi fiscali. Operazioni oggetto di indagini e sentenze da parte della magistratura, tanto da alimentare negli anni più di un sospetto sull’uso disinvolto degli asset previdenziali dei professionisti italiani.
Ne è risultato negli anni un portafoglio di investimenti che non rispecchia appieno la natura di “investitori pazienti”. Gli investimenti nell’economia reale e nel sistema Italia – mantra degli ultimi anni – sono pressoché residuali. Il braccio di ferro con i regulator non ha trasformato le petizioni di principio in progetti concreti, analogamente a quanto accaduto all’estero: basti pensare alle iniziative infrastrutturali dei soggetti previdenziali in Svezia o al ruolo nello sviluppo delle energie alternative di enti previdenziali olandesi o danesi. E proprio per questo sarebbe di tutta evidenza identificare forme di riallocazione di una porzione dei contributi previdenziali dei lavoratori in iniziative di medio e lungo termine sul territorio italiano. Un’evidenza che necessita di progetti credibili, ma anche di un’adeguata modernità normativa, dell’abbandono di interessi di parte e di capacità di leadership nella gestione dei progetti pubblici.
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