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Perchè le elezioni anticipate rischiano di danneggiare l’educazione finanziaria

Sarà una “cabina di regia” a definire le strategie di educazione finanziaria per gli italiani. Un tavolo cui parteciperanno i rappresentanti delle autorità di vigilanza, le istituzioni pubbliche e, in qualche forma, soggetti privati. I dettagli rischiano di essere scivolosi (le banche partecieranno?), ma c’è convinzione comune che i problemi si possono risolvere. Forse. Inanto c’è da definire la composizione della cabina di regia e c’è chi ancora non ha deciso chi far partecipare al tavolo. Compensi non ce n’è e può esser complicato convincere le proprie migliori risorse a dedicare tempo e sforzi aggiontivi rispetto alla routine, per un tema così delicato. Entro l’estate la strategia nazionale per le scuole ma anche per gli adulti deve essere messa a punto. Poi si entra in un mondo incognito, visto che la forze che spingono verso una fine annticipata della legislatura potrebbero far arenare tutta questa operazione.

Che ce ne sia un gran bisogno lo testimoniano tutte le indagini a riguardo: dall’Ocse alla Banca d’Italia tutti certificano come l’alfabetizzazione degli italiani sia molto inferiore a quella dei nostri partner continentali. Da noi solo un terzo sa rispondere correttamente a tre delle cinque domande chiave, all’estero sono almeno i due terzi gli “educati” finanziariamente. Un’ulteriore conferma la si trova all’interno delle Considerazioni FInali del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco di qualche giorno. Lo si pò trasformare in una sorta di gioco.

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Ciascuno di voi lettori di questo blob provi a dire che posto occupa della classifica sul livello di competenza finanziaria tra tutti i lettori: tra cento posizioni, pensate di essere al primo, ottavo, 68esimo o 92esimo posto? È un modo per conoscere se stessi e, cosa più difficile, il proprio “ecosistema”. Giochi come questi popolano i corsi di formazione e motivazione aziendale per farci capire qualcosa in modo talvolta anche divertente. Gli esiti sono alcune volte rilevanti, come accaduto al sondaggio proposto dalla Banca d’Italia agli italiani adulti a inizio 2017.

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È stato sorprendente scoprire che oltre la metà degli italiani ritiene di essere sotto la media di alfabetizzazione in materia di denaro, il che è statisticamente paradossale. Effetto di una sorta di «underconfidence» finanziaria, che testimonia della disaffezione degli italiani per una materia respingente, incomprensibile ai più e in taluni casi pericolosa, prima ancora che rischiosa. Le donne che si sottostimano rappresentano la maggioranza del campione degli intimoriti dalla finanza. Che in realtà ne sa più di quanto crede. Fa il paio con questo dato la percentuale di chi si sente superiore alla media, le vittime potenziali di «overconfidence»: il 22% del campione, secondo la rilevazione di Bankitalia, contro il 29% del Canada e il 43% del Regno Unito. Gli autosopravvalutati italiani sono meno di quanto accade altrove. Non è casuale la correlazione tra buona educazione finanziaria e titoli azionari in portafoglio o adesione ai fondi pensione. Dati che rendono ancora più urgente l’implementazione di una strategia nazionale, secondo quanto previsto dalla normativa entrata in vigore pochi mesi fa. E che, come in un gioco dell’oca, rischia malauguratamente di tornare al punto di partenza, nel caso non si arrivi a meta per via delle elezioni anticipate.