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Nessuno parla di risparmio (al G7)

Noi italiani siamo bravi ad autoflagellarci sottolineando tutti i nostri difetti. Che non mancano di certo. Ma in un mondo che resta fortemente interconnesso, nonostante le spinte deglobalizzatrici, è fondamentale analizzare i deficit anche di altri Paesi. Prendete la Cina: negli ultimi cinque anni è raddoppiato il numero di possessori di carte di credito, crescita che non è andata di pari passo con quella della competenza in materia: si calcola che solo la metà dei consumatori cinesi sappia calcolare gli interessi negativi che le carte di debito applicano. A livello globale, il 57% degli adulti risparmia, ma solo il 27% lo fa tramite un intermediario. Il 42% di chi ha un c/c mette da parte per il futuro ma di questi, secondo lo S&P global index sull’educazione finanziaria, solo il 45% ha un livello minimo di competenza per operare in autonomia. Il che significa più rischi e meno opportunità.

pensione labirinto

Anche in Italia la maggior diffusione di strumenti tecnologici è evidente: dalla punto di vista delle potenzialità in tasca, ciascuno di noi ha un Tir, ma pochi hanno la patente adatta per guidarlo. Quando poi i policy maker decidono di decentrare il processo decisionale dallo Stato o dalle imprese ai singoli individui è evidente che si moltiplica il potenziale di errori prodotti. Per questo sarebbe opportuno che un evento come il G7 in programma lo scorso weekend a Bari avesse dedicato un po’ di attenzione al tema dell’educazione finanziaria. D’altronde, alla stregua dei vaccini, l’alfabetizzazione finanziaria è ciò che previene abusi, truffe, errori, patologie in materia di denaro.

g7

In epoca di ridiscussione di parametri come quelli di Maastricht che hanno contribuito a ingenerare politiche procicliche recessive, sarebbe utile definire parametri minimi di financial literacy per i cittadini o una roadmap per colmare il gap rispetto al minimo richiesto per un consumatore costretto a orientarsi nel mercato, caratterizzato da vigilanza spesso solo formale e, di conseguenza, un disallineamento con i soggetti profit che hanno risorse e mezzi molto più organizzati. È vero che l’istruzione è tema dell’Ocse, ma istruzione e formazione sono fondamentali per politiche attive sul lavoro che i sette grandi a Bari sostenevano di voler prendere di petto. Sarà per la prossima volta? Il punto è che è necessario ricordare come il supporto governativo in materia di financial literacy è più che necessario, visti i rischi individuali e sistemici ingenerati dal non operare.