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Sapere cos’è il Pil non aiuterebbe a farlo crescere?

French students work on the test of Philosophy as they take the baccalaureat exam (high school graduation exam) on June 17, 2013 at the Pasteur high school in Strasbourg, eastern France. Some 664.709 candidates are registered for the 2013 session. The exam results will be announced on July 5, 2013. AFP PHOTO/FREDERICK FLORIN (Photo credit should read FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Personalmente sarei davvero curioso di leggere i temi della maturità di quest’anno dedicati al Pil: perché è un tema caro a questo giornale, perché la traccia citava un articolo del collega Vito Lops, pubblicato sul sito web del Sole 24 Ore e anche perché c’è un gran bisogno di una crescita del Pil: per creare posti di lavoro, per recuperare il terreno perduto con la crisi, per impostare un futuro meno problematico anche e soprattutto per i ragazzi della generazione dei maturandi. La traccia dava la possibilità di spaziare sulla capacità di questo indicatore di ingenerare «tutto ciò per cui vale la pena vivere», tanto per rivoltare la celebre citazione kennedyana: crescita, ma anche sviluppo e progresso sociale. Insomma quella qualità della vita che può anche prescindere dal denaro ma che senza denaro è più difficile perseguire. Sarei davvero curioso di leggere la raccolta dei temi dei maturandi (so che non è possibile ora, ma Ministro Giannini, ci vogliamo pensare?), anche per capire la misurare lo scarto con la risposta “quantitativa” dei lettori del Sole 24 Ore online al quiz sul tema Pil, lanciato nei giorni scorsi che misura la scarsa conoscenza sulla materia: solo il 14% dei rispondenti sa che quando si parla di Pil netto si fa riferimento al netto dagli ammortamenti (per la metà circa è al netto dalla tassazione. Dalla tassazione?), mentre il 36% pensa che sia al netto del Pil prodotto dagli italiani all’estero. Basta pensarci un attimo per cogliere l’assurdità di queste risposte. D’altra parte il 40% circa non sa perché si calcola il Pil “interno” e ipotizza che riguardi la “produzione estera di lavoratori italiani” o la “ricchezza prodotta dalle sole forze nazionali”. Risposte messe appositamente per depistare e anche per verificare la consuetudine dei rispondenti con la materia. Ma appare evidente il nesso sulla scarsa conoscenza degli italiani in materia e la difficoltà di produrre una crescita economica consistente: come si può far funzionare ciò che si conosce poco e male? I dibattiti in radio, tv e giornali non aiutano, con il loro stupidario di ricette non fondate su basi econometriche: hanno più impatto sul Pil i consumi, l’edilizia o le tecnologie? Per questo sono curioso di leggere i temi dei maturandi, nella speranza essere confortato.