
Incuriosiscono le ragioni per cui oltre la metà dei lavoratori dipendenti decide di aderire a un piano individuale pensionistico (Pip) invece che al proprio fondo di categoria. Razionalmente la scelta non è conveniente. Secondo la relazione per il 2015 del neopresidente Covip, Mario Padula, i costi sono ben diversi: l’Isc medio dei negoziali è dello 0,4% a 10 anni contro il 2,2% dei secondi; perciò i Pip erogheranno pensioni inferiori del 20% per ogni punto percentuale di costo superiore a 35 anni. Inoltre, negli ultimi 16 anni, la media dei rendimenti dei negoziali è sempre stata superiore a quella dei Pip (oltre che del Tfr). Aderire al fondo di categoria consente poi di incassare anche il contributo del proprio datore di lavoro, in caso di versamento volontario aggiuntivo al Tfr, con un beneficio in termini fiscali, di accumulazione e di rendimenti non trascurabile. Dunque, perché si opta per l’opzione più penalizzante? Un milione e 685mila lavoratori su 2,59 milioni di iscritti ai Pip, ha deciso in base ad altre motivazioni, evidentemente. Quali? Di sicuro per la capacità di convincimento del venditore; se poi è colui o colei che cura anche altri interessi, non c’è convenienza che tenga: si delega e non si guardano i numeri. Che in questa relazione ci sia anche una consulenza, ciascuno lo valuti per sè. Talvolta si paga di più per avere di meno, per antipatia o sfiducia nei confronti di sindacati e imprese. Difficile quantificare quanti non sanno che scelta abbiano compiuto. Ma quando dovessero svegliarsi dal proprio sonno della ragione, a chi imputeranno l’errore? Pare poco credibile un mea culpa da parte dell’italiano medio: come il Fonzarelli di Happy Days, risulta difficile se non impossibile pronunciare: “Ho sbagliato”. Piuttosto sarà stata colpa del consulente, della Borsa, dell’amico, del collega, dello zio, delle macchie solari, dell’invasione delle cavallette. Se una totale ma presunta libertà produce tali errori è il caso di ridurla. Per questo è meglio passare dalla teoria all’azione nella costruzione di processi decisionali indotti alla pianificazione previdenziale, a partire da “La mia pensione” di Boeri a “La mia pensione complementare” di Padula, per incanalare adesioni – di fondi, comparti, rendite – appropriate.