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Se lo sport diventa un veicolo di educazione finanziaria

Si fa presto a ironizzare sui campioni di football americano e alla loro difficoltà in materia di gioco. In realtà, viste da vicino, le persone smettono di essere fattori di statistica e si trasformano appunto in persone, con patologie da diagnosticare, cure da implementare e, soprattutto, prevenzioni da incardinare per tempo. E i campioni di sport, sottoinsieme caratterizzato da rilevante e fuggevole ricchezza (quando va bene) ne sono un’esemplificazione plastica.Com’è noto, negli Stati Uniti, 12 anni dopo il ritiro dai campi, oltre il 15% dei campioni di football finisce in bancarotta. E ciò accade non solo a chi ha una carriera marginale e guadagna meno: anche le superstar del gioco più amato negli Usa – secondo uno studio di Camerer e Lusardi, hanno più di una probabilistica su sette di finire in indigenza. Basket e baseball presentano statistiche meno drammatiche ma non troppo differenti. Non basta guadagnare in un anno quanto 14mila impiegati, come Floyd Mayweather, per garantirsi la serenità economica.

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La questione ha spinto gli stessi team sportivi americani a metter a disposizione dei propri giocatori corsi di alfabetizzazione finanziaria, oltre ad analoghi incontri per “gestire” il rischio stalker o l’eccessiv attrazione delle fan. L’attenzione per la scarsa alfabetizzazione finanziaria è agli albori in Italia, soprattutto per quanto riguada gli interventi di prevenzione. Giorni fa il Coni ha siglato un protocollo con Feduf (Fondazione per l’educazione finanziaria e per il risparmio) per mettere a disposizione degli atleti iniziative di educazione finanziaria e aiutarli così a familiarizzare con i temi principi chiave della gestione del denaro. Informazioni online, innanzitutto, ma anche incontri sul territorio per aiutare soprattutto i più giovani atleti e i loro allenatori – che dedicano agli allenamenti, alle gare e alle trasferte gran parte del loro tempo – occasioni di approfondimento sugli argomenti di maggior interesse. Per evitare gli errori più diffusi di chi, magari, guadagna molto in poco tempo rischia di non gestire al meglio il proprio denaro.

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La mancanza in Italia di una legge fallimentare personale, analoga a quella statunitense, ci priva di statistiche e informazioni su come se la passano i campioni del calcio dopo aver appeso le scarpe al proverbiale chiodo. E non vanno meglio le cose ai margini dei riflettori, dove atleti da medaglia d’oro iniziano nel migliore dei casi a 35 anni a cercare un’occupazione. Le cronache riferiscono di casi estremi di medaglie d’oro alle Olimpiadi finiti in povertà o quasi. Casi che rendono plateale, tra l’altro, la difficoltà di realizzare interventi di alfabetizzazione finanziaria tra gli adulti, in assenza di circostanze “obbligatori” per costringere i principali attori economici a prendere le decisioni più corrette. Interventi necessari: pima che sia troppo tardi.