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Educazione finanziaria, ciò che (non) dicono i dati Ocse Pisa

High school students take the philosophy exam, the first test session of the 2015 baccalaureate (high school graduation exam) on June 17, 2015 in Nantes, westhern France. Some 684,734 candidates registered for the exam to be held until June 24, 2015 in 4,200 examination centres. AFP PHOTO / GEORGES GOBET

Non si comprende appieno ciò che i test Ocse Pisa relativi al 2015 hanno prodotto in termini di educazione finanziaria, senza tenere conto dell’altra rilevazione Ocse, la Piaac, che monitora le condizioni dei 15enni 12 anni dopo. Diffusa a inizio aprile, è passata agli onori delle cronache per aver sottolineato la maggiore inclusività della scuola italiana rispetto agli altri paesi. L’indagine “pesa” l’effetto prodotto dell’istruzione scolastica e quello del contesto economico (famiglia, ambiente, ecc.), verificando come la dispersione negativa di risultati, una volta lasciata la scuola, sia per converso lo specchio della capacità unificante dell'”agenzia di istruzione”. Non è un caso, forse, che la percentuale di giovani italiani classificati nella sezione peggiore della graduatoria internazionale sia del 19,8% contro il 22,8% della media Ocse. La scuola dell’obbligo – secondo i dati medi – almeno in parte unifica e protegge le categorie sociali meno avvantaggiate, l’Università della vita invece le penalizza esponendo i singoli a un analfabetismo funzionale e di ritorno, in grado di aprire le porte allo svantaggio economico.
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Per questo preoccupa ancor di più lo scavo geografico dell’indagine Ocse Pisa di qualche giorno fa: con i 15enni del Nord a 520 punti, ampiamente sopra la media europea (489) e statunitense (485) sopra l’eccellenza olandese (509), a pochi punti da Canada (533) e Belgio (541). Ma con il meridione a quota 440 punti, segno preoccupante di un deficit che pare destinato ad aumentare durante la crescita dei ragazzi. Colpisce il gap tra i risultati ottenuti dai liceali, a 510 punti, molto sopra i coetanei che frequentano gli istituti tecnici (480) o i professionali (420). Possiamo stupirci dunque che gli italiani adulti risparmino ogni anno circa la metà (45 miliardi di euro circa) di quanto spendono nel gioco d’azzardo, nella speranza di un riscatto economico e sociale affidato a una risibile percentuale  di probabilità? Non sarà mai inutile insistere nel chiedere una scuola sempre migliore, in grado di sostenere soprattutto le categoria economicamente e culturalmente più deboli. Ma sappiamo che non basta. La consuetudine con il denaro è fondamentale: i 15enni che hanno già un conto corrente (35%) ottengono al test Ocse Pisa 26 punti in più dei propri coetanei sprovvisti, 23 punti chi dispone di una prepagata. L’educazione finanziaria è un processo e un percorso: da avviare a partire dall’adolescenza.
@loconte63