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L’eurocrack? Per i risparmiatori fa più paura la corruzione

euro-cantiere

 Com’è noto, i cattivi risultati relativi al nostro denaro hanno un impatto emotivo nettamente superiore a quelli buoni. Guadagnare il 3% ci è quasi indifferente a confronto di una perdita del 3%. Eppure il denaro è lo stesso. Non c’è calcolo razionale in grado di motivarci in modo da smuovere fenomeni spesso cui citati come procrastinazione, resilienza, present bias e così via. Il punto è quindi passare dalla sfida ragione-emozione a quella che indica la classifica dei fattori che ci condizionano in maniera più determinante nelle nostre scelte in materia di finanza. Ci smuove di più il progetto di una pensione serena oppure la necessità di far fronte alle incertezze del presente? A guardare l’allocazione delle risorse delle risorse degli italiani la risposta è limpida: il noto squilibrio tra i 1.400 miliardi sui conti correnti contro 159 in fondo pensione evidenzia lo schiacciamento sul presente causato dall’ansia e dalla crisi. Per calcolare meglio il sentiment dei risparmiatori italiani sono indispensabili sondaggi mirati su temi specifici, come quello dell’Osservatorio Ubi Pramerica People Lab e realizzato da Kantar Tns.
corruzione
Dall’indagine risulta che la paventata uscita di alcuni Paesi dall’Unione Europea condizioni meno della metà degli intervistati, il 47%, molto meno da altri argomenti caldi: il cybercrime e la privacy preoccupa il 56% degli italiani, l’emergenza migranti il 67%, il terrorismo di matrice Isis il 72%, ma in vetta alla classifica delle inquietudini che mettono sotto scacco i risparmiatori e li condizionano nelle loro scelte ci sono l’entità del debito pubblico, (77%) e la corruzione che toglie il sonno all’81% degli italiani. Un livello straordinariamente maggiore, quasi doppio, rispetto ai rischi collegati all’euro, citati di recente su queste colonne come il “cigno nero”, il fattore condizionante le scelte dei mutuatari, divisi tra tasso variabile e fisso (che attrae chi teme l’eurocrack). Il che ci illustra, come l’Osservatorio Ubi Pramerica People Lab riesce a fare, che quando i dati aggregati mettono i fenomeni tutti sullo stesso piano, i cigni neri si depotenziano (nel bene e nel male). E la radice razionale delle preoccupazioni emerge.