Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Il paradosso dei pensionati senza pensione

pensionati
Peter Fleming insegna Economia a Londra e ha un umorismo tutto britannico per i paradossi e l’analisi degli scenari. Già con il suo libro «Mitologia del lavoro: come il capitalismo sopravvive nonostante se stesso» aveva illustrato i limiti del sistema, ma ora con «La morte dell’homo economicus» che alza il tiro rispetto agli allarmi sulla sopravvivenza del mondo (economico) per come lo conosciamo. A partire da uno dei suoi pilastro: la pensione.
Solo i ricchi se la potranno permettere, scrive, mentre anche la classe media dovrà a ritardare la quiescenza e a continuare a lavorare anche in pensione. Le ragioni? l’allungamento della vita media, la riduzione della forza lavoro complessiva e il conseguente flusso ai fondi pensione, la scarsa competenza dei singoli a risparmiare per il proprio futuro. Sembra di essere proiettati in un racconto di fantascienza e in effetti tra la previdenza e l’immaginazione di mondi lontani nel tempo i collegamenti non mancano. Eppure stiamo parlando di rischi seri: gli anni, anzi i decenni, passano veloci. Ricordate dieci anni fa la riforma del Tfr?
Contravvenendo agli studiosi di finanza comportamentale ideatori dei piani di opt-in/opt-out e ai fan del “nudge” (letteralmente “gomitata” o “incentivo”, dal celebre libro di Cass e Sunstein), a fine giugno 2007 il 77% degli italiani ha preso carta e penna e ha deciso di non costruirsi una pensione complementare, nonostante razionalmente quella fosse l’opzione più corretta. Numeri alla mano, come abbiamo visto di recente, la destinazione del proprio Tfr ai fondi pensione si conferma la scelta più conveniente. Interpellati dieci anni fa per un sondaggio, il 60% aveva espresso il suo favore per il Tfr in azienda o allo Stato (in caso di imprese con oltre 50 addetti).
Perché razionalmente avrebbero dovuto compiere una scelta e si sono espressi a favore di questa scelta, ma poi non l’hanno compiuta? L’Italia è un caso di scuola per molti fattori, non ultimo le distorsioni mentali di chi maneggia denaro e non ne ha le competenze. Dieci anni dopo — vista la scarsa attenzione per il risparmio previdenziale in Italia — la pensione da risorsa è diventato un cruccio. Per questo l’allarme di Peter Fleming suona dalle nostre parti meno paradossale che altrove.
  • arthemis |

    @Marco Lo Conte:

    La ringrazio per la precisazione, so che è stato inserito obbligatoriamente il comparto garantito ma all’epoca veniva sconsigliato per la possibile erosione del capitale data dalle spese di gestione (“scegliete un altro comparto, è meglio”).

  • GIUSEPPE |

    IO ho IL FONDO PENSIONE AL 50% (50TFR) E LA LINEA SCELTA DALL’INIZIO (2001) è BILANCIATA CON BUONI RISULTATI. LA LOGICA DEL Piano Accumulo Capitale l ho poi esportata su altre forme libere… in realtà come popolo non vediamo mai oltre la punta del naso

  • Marco lo Conte |

    Gentile lettrice, mi spiace contraddirLa: tutti i fondi pensione offrono ai proprio aderenti una linea dal rendimento garantito, secondo quanto imposto dalla normativa (d. lgs. 252/2005). Cordialmente Mlc

  • arthemis |

    nella ‘distorsione mentale’ rientra l’assenza, nei fondi pensione, di garanzia del capitale conferito (motivo principale per cui non ho aderito)

  Post Precedente
Post Successivo